Un restauro a tempo record. Un lavoro accurato che ha restituito alla comunità di Milis la parrocchia di San Sebastiano che, con un aspetto rinnovato nella bellezza ma profondamente rispettoso della sua storia così antica, può di nuovo accogliere i fedeli. Il 18 marzo scorso si è celebrato il rito solenne della dedicazione della chiesa parrocchiale e del nuovo altare. «Un evento particolarmente importante perché, secondo quanto riportano gli archivi parrocchiali, questa antica chiesa, pur risalendo al XVI secolo, non è mai stata ufficialmente dedicata» spiega don Antonello Angioni che nei giorni scorsi ha incontrato Papa Leone XIV che ha concesso l’indulgenza plenaria a chi varca l’ingresso della chiesa fino al 25 marzo. Inoltre il pontefice ha benedetto la nuova porticina del tabernacolo. «Un onore per la nostra comunità» ha aggiunto il parroco.

Milis, il rito solenne della dedicazione della parrocchia (foto A. Chergia)
Milis, il rito solenne della dedicazione della parrocchia (foto A. Chergia)

Milis, il rito solenne della dedicazione della parrocchia (foto A. Chergia)

Il progetto

I lavori sono iniziati il 7 gennaio scorsi e si sono conclusi a metà marzo. Gli interventi sono stati progettati dall’architetta Maria Grazia Serra che con la Soprintendenza dei Beni culturali ha seguito il processo di riqualificazione con attenzione alla storia e all’identità della chiesa.

«Gli interventi esterni sono stati realizzati, grazie a un finanziamento della Regione e del Comune di Milis, dalla ditta Trowel. I lavori interni hanno richiesto una spesa più consistente e sono stati interamente sostenuti dalla parrocchia – fa sapere don Antonello - Si tratta del frutto di quasi quattro anni di impegno, sacrifici e risparmi da parte della comunità. I lavori sono stati realizzati dalla ditta Desogus Marmi, con sede a Elmas».

Il restauro

La facciata è stata oggetto di un intervento di riqualificazione: è stato restaurato l’antico rosone di trachite rossa, elemento caratteristico dell’edificio e sono stati recuperati e consolidati architravi, porte e portoni, riportati alla loro originaria dignità. Il portone centrale risale al 1933, mentre i due portoni laterali si sono rivelati ancora più antichi, risalenti all’Ottocento.

È stato inoltre rinnovato il colore della facciata e sono state realizzate nuove copertine, poiché quelle antiche risultavano erose dal tempo. Anche la croce sommitale è stata oggetto di riqualificazione. Un particolare significativo della facciata è l’antico architrave sopra il portone centrale, sul quale è inciso il monogramma IHS (Gesù Salvatore degli uomini): la scritta sta progressivamente scomparendo a causa del tempo, si è voluto riproporre questo stesso simbolo anche nel nuovo altare.

Un dettaglio della facciata (foto concessa)
Un dettaglio della facciata (foto concessa)

Un dettaglio della facciata (foto concessa)

All’interno il pavimento in cotto è stato sostituito con uno in marmo. «È stato scelto non solo per ragioni estetiche ma anche per il suo valore storico – aggiunge - prima dell’intervento degli anni ‘80, c’era proprio il marmo».

Il materiale principale è il biancone di Orosei, impreziosito da inserti di rosso Alicante. Nel presbiterio è stato riproposto il motivo del modello a scacchiera ottagonale, già presente nella chiesa prima degli interventi degli anni Ottanta, in un gioco originale tra il bianco di Orosei e il rosso Alicante. Al centro della navata è stato realizzato una sorta di tappeto marmoreo composto da sette quadrati rossi, che richiamano simbolicamente i sette giorni della creazione e l’alleanza tra Dio e l’uomo, tema centrale della storia della salvezza.

Il nuovo altare e il presbiterio

Il nuovo altare è in marmo di Carrara, sul lato rivolto al celebrante è incisa una croce latina: al suo interno verranno collocate le reliquie di San Carlo Acutis e di San Sebastiano. Sul lato rivolto all’assemblea è scolpito un basso rilievo, arricchito da un prezioso marmo, con il monogramma IHS, simbolo eucaristico che richiama volutamente quello presente sull’architrave della facciata.

Nel presbiterio sono stati inoltre realizzati: la sede del presidente, collocata al centro; il nuovo ambone, costruito utilizzando sia marmi nuovi sia marmi antichi, recuperati dagli smontaggi degli anni Ottanta. La lastra centrale dell’ambone, proveniente dagli arredi smontati in precedenza, presenta un motivo floreale, simbolo della vita nuova e della risurrezione.

È stato fatto un ulteriore intervento: al centro del muro del presbiterio c’era una grande finestra che è stata trasformata in una nicchia per accogliere San Sebastiano, il patrono della Chiesa. È stata inoltre realizzata la cappella del Santissimo Sacramento, recuperando il vecchio tabernacolo dell’altare maggiore. Il marmo originario è stato conservato e impreziosito da una nuova porticina in argento dorato, realizzata riprendendo il disegno di quella antica. «E questa è la porta che è stata benedetta da papa Leone XIV» ricorda.

Papa Leone ha benedetto la porticina del tabernacolo, nelle mani di don Antonello Angioni (foto concessa)
Papa Leone ha benedetto la porticina del tabernacolo, nelle mani di don Antonello Angioni (foto concessa)

Papa Leone ha benedetto la porticina del tabernacolo, nelle mani di don Antonello Angioni (foto concessa)

Nel presbiterio è tornata inoltre al proprio posto originario una gemma pendula, restaurata e ricollocata sopra l’arco trionfale. L’opera raffigura la Madonna con il Bambino. Ancora sono state recuperate le antiche acquasantiere, ritrovate tra i marmi smontati negli anni Ottanta e oggi restaurate e riportate in chiesa. Anche il fonte battesimale è stato restaurato e ricollocato all’ingresso, nella posizione originaria.

«Dopo i lavori di restauro e di adeguamento liturgico, la parrocchiale si presenta oggi rinnovata nella bellezza e nella sua funzione più profonda, quella di casa di Dio e casa del popolo, in cui la fede continua a essere celebrata e trasmessa di generazione in generazione» conclude don Antonello Angioni.

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