Manuel un po' la temeva la solita ondata d'indignazione, con l'immancabile valanga di insulti e lo sgradevole contorno di minacce. Perché quel tema, quello che in Italia continua a scatenare urla e indignazione, lui lo deve affrontare obbligatoriamente con qualche cautela in più: non tanto per sé, quanto per la figlia Mia. Che sì, della storia del papà e dell'inusuale rapporto con la mamma oramai sa quasi tutto, ma di certo non può essere esposta all'assalto irragionevole di chi si fa paladino dei soliti temi: la famiglia tradizionale, l'utero in affitto, la genitorialità egoista e gli omosessuali che non possono né adottare né diventare genitori. Manuel Zardetto, forse da queste righe si è già capito, è un padre gay e il titolo che ha tenuto quasi segreto ma che avrebbe voluto sbandierare ai quattro venti, a iniziare dai 39 mila che ogni giorno lo seguono sui social, è quello di "Papà più bello d'Italia". La fascia, per forza virtuale in tempo di distanze da decreto governativo, se l'è accaparrata a luglio, ma lui per mesi ha evitato di parlarne: "Sapevo che sarebbe successo proprio quello che poi è puntualmente avvenuto, cioè gli insulti, le accuse, i messaggi da profili sconosciuti. Volevo evitare che questa violenza mi rovinasse la gioia per quel riconoscimento. E soprattutto, volevo impedire che mia figlia finisse nel mirino". Per chi twitta, commenta e produce post nel nome dell'amore tradizionale, c'erano tutti gli elementi per l'equazione perfetta: un ragazzo omosessuale diventato padre grazie all'inseminazione artificiale e con la complicità di una delle sue migliori amiche. Il tema, nonostante la notizia sia circolata in ritardo, non è certo sfuggita ai inseminatori di odio e Manuel Zardetto, 34 anni, da qualche anno felicemente fidanzato con il veneziano Francesco, si è ritrovato di fronte al fuoco di fila.
Manuel Zardetto con la figlia
"Ora però l'occasione non bisogna farsela sfuggire - riflette a bassa voce - è quella migliore per lanciare messaggi positivi, di tolleranza, di libertà e per far capire che un ragazzo gay è all'altezza di un qualsiasi padre e che è capace di non far mancare niente al proprio figlio o alla propria figlia". Basterebbe chiederlo alla figlia, 6 anni, una scarica continua di entusiasmo e spesso protagonista delle gag divertenti di Manuel su Instagram: eccola sempre sorridente, bella e curiosa, un po' vanitosa, felice di andare a scuola e poi di fare i compiti insieme al papà. Adesso che questa storia è diventata materia prima per i fucilieri della parola, le avventure di Manuel fanno gola alle riviste e ai salotti televisivi. E lui ora accetta la sfida, iniziando a raccontare le avventure di un bambino che una famiglia tradizionale non l'ha mai conosciuta. "Semplicemente perché sono stato adottato: sono nato ad Asuncion, in Paraguay, e sono cresciuto a Vittorio Veneto". Ora vive a Milano, estati in Sardegna, e affari nel grande mercato dei cavalli da competizione. "A un certo punto della mia vita ho cominciato a sentire il bisogno di diventare papà e ovviamente la prima idea è stata quella dell'inseminazione artificiale - racconta - Erano sentimenti sempre più forti che guarda caso provava anche una delle mie amiche, con la quale appunto è nata l'idea. È nata Mia, che ora cresce felicemente con il papà gay e con la mamma single. Non le manca niente e di certo diventerà una donna priva di certi pregiudizi". Il concorso di luglio era iniziato per gioco, su un portale che ogni anno va alla caccia del "Papà più bello d'Italia". E che Manuel Zardetto potesse essere considerato all'altezza, sia del titolo che del necessario livello estetico, lo ha deciso il sempre più chiassoso popolo dei social. Al padre paraguayano-veneto hanno dato il loro like in migliaia: "Sapevano tutto di me e questo mi ha dimostrato che è stata una scelta consapevole quella di votare un ragazzo omosessuale che ha scelto con grande forza e molte difficoltà di diventare genitore. Insomma, questa è la prova che il tema non è più un tabù per gli italiani, ma che fanno molto più rumore le cattiverie, le minacce, le violenze di cui ancora troppo spesso sentiamo parlare. Anche per questo ho capito che era più importante accettare di espormi, di raccontare, di metterci la faccia. Non è un caso che quasi ogni giorno mi arrivino messaggi e richieste di aiuto da parte di ragazzi che vorrebbero seguire lo stesso percorso, di alcuni che cercano la forza di affrontare i pregiudizi e di genitori che hanno dovuto sopprimere una parte importante di loro stessi e che ora vorrebbero fare coming out di fronte alla moglie".
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Marilena Orunesu
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