Il delitto che inventò il giallo: Road Hill House
L’ossessione di Kate Summerscale considerato uno dei più bei libri del genere investigativoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 1860, in una elegante villa georgiana del villaggio di Rode, nel Wiltshire, qualcuno entrò nella stanza dei bambini, sollevò dal letto un piccolo di tre anni, Saville Kent, e lo portò via senza svegliare nessuno. Il corpo fu trovato all’alba nel pozzo nero del giardino, la gola squarciata, il petto trafitto. Nessuna porta forzata, nessun estraneo, nessun movente. Solo una casa piena di gente rispettabile e un silenzio che sapeva di complicità.
Da questo abisso parte "Omicidio a Road Hill House" (Einaudi), il libro con cui Kate Summerscale ha vinto il Samuel Johnson Prize e ha restituito al presente un caso che l'Inghilterra vittoriana visse come un trauma nazionale. Perché Road Hill non fu soltanto un fatto di sangue: fu il primo grande giallo dell'età moderna, seguito da tutta la Nazione che scoprì la febbre per la cronaca nera. I giornali ne facevano un feuilleton quotidiano, la folla assediava la villa, i salotti si trasformavano in tribunali improvvisati.
Al centro del racconto c’è l'ispettore Jonathan "Jack" Whicher, uno dei primi detective di Scotland Yard, uomo di poche parole e di occhio infallibile. Arrivò a Road Hill quando la polizia locale aveva già inquinato la scena e lasciato correre i sospetti. Fiutò subito la pista che nessuno voleva vedere: dal cesto della biancheria mancava una camicia da notte, quella di Constance, sedicenne figlia di primo letto del padrone di casa. La arrestò. Ma il magistrato la rilasciò per mancanza di prove, e la Gran Bretagna vittoriana, incapace di concepire che una ragazza di buona famiglia potesse impugnare un coltello, si rivoltò contro il poliziotto. Whicher fu deriso, accusato di arroganza, umiliato dalla stampa.
Qui sta la forza di Summerscale. Non scrive un romanzo, scrive un saggio storico. Ogni dettaglio poggia su lettere, verbali, cronache d’epoca. Eppure la pagina corre come un thriller di prima classe. Lei apre la villa come un teatro chiuso e ci porta dentro: la servitù, la seconda moglie, i fratellastri, un padre pieno di segreti, la claustrofobia di una famiglia che custodisce le proprie ombre dietro tende pesanti e buone maniere. È un’autopsia dell'ipocrisia borghese, condotta con la freddezza di un chirurgo e la partecipazione di chi ama i suoi personaggi, anche i più opachi.
Poi il colpo di scena che la storia stessa ha scritto. Nel 1865, cinque anni dopo, Constance Kent si presentò davanti a un magistrato e confessò. Aveva agito da sola, disse. Fu condannata a morte, la pena venne commutata, scontò vent'anni di carcere, uscì nel 1885, emigrò in Australia e visse fino a cento anni. Whicher aveva ragione fin dal primo giorno. Ma la ragione, in quel momento, non gli servì a nulla: la sua carriera era finita, lasciò la polizia e si reinventò investigatore privato. Il libro è anche la storia di un uomo che ebbe ragione troppo presto.
C'è poi la grande scoperta culturale. Summerscale mostra come il caso abbia contagiato la letteratura. Wilkie Collins ne trasse ispirazione per il sergente Cuff de "La pietra di luna", e da Road Hill nasce quel modello di giallo domestico, il delitto nella casa di campagna, che avrebbe dominato per decenni il romanzo poliziesco inglese, fino all'età d'oro di Agatha Christie. La realtà, in questo caso, arrivò prima della finzione. Resta l'enigma di Constance, e Summerscale ha il coraggio di non chiuderlo del tutto. Perché una ragazza di sedici anni avrebbe ucciso un fratellino? Odio per la matrigna, gelosia, vendetta contro un padre infedele? E davvero fece tutto da sola? Molti, allora come oggi, ne dubitano. Il libro non ci consegna una verità comoda ma ci lascia dentro l'inquietudine di una domanda aperta, ed è questo che lo rende grande.
"Omicidio a Road Hill House" si legge come un romanzo e si ricorda come un'inchiesta. È il libro perfetto per chi ama la cronaca nera e vuole capire da dove viene, e per chi ama il giallo e vuole scoprire che il primo, vero colpevole fu la realtà.
