C’è un quiz diabolico e divertente che si può fare anche a casa, negli ultimi anni l’hanno proposto spesso su Radio Deejay i conduttori di Chiacchiericcio, Francesco Lancia e Chiara Galeazzi: il concorrente deve rispondere a due domande diverse, fatte nello stesso momento da due diverse persone, cercando di districarsi nell’inevitabile accavallamento di voci e concetti. Esempio: qual è il cognome della presidente del Consiglio dei ministri italiano-quali sono i grandi frutti tipici dell’estate, verdi fuori e rossi dentro (risposte: Meloni, angurie). Chi azzecca passa alla domanda doppia successiva, vince chi dà più risposte in un dato tempo.

Non è facile, molti devono farsi ripetere le domande (consentito, purché sempre insieme), per concentrarsi su quella che hanno “perso” al primo passaggio. È un esempio di quello che i neuroscienziati chiamano “ascolto selettivo”: l’attitudine del nostro cervello a focalizzarsi su una sola voce (o un suono) all’interno di un contesto rumoroso, quasi avessimo la capacità di smorzare il brusio di fondo come certi auricolari. Il fenomeno è noto da tempo, ma ancora misterioso: a portare un po’ di luce sulla questione arriva ora uno studio guidato da due ricercatori italiani (di ambito informatico) del Trinity College di Dublino, Sara Carta e Giovanni Di Liberto. Loro stessi lo hanno raccontato di recente sulla rivista online di divulgazione scientifica The Conversation: l’indagine, condotta con la collaborazione di un centro di ricerca danese specializzato nell’analisi dei problemi dell’udito, può aprire nuovi spazi di conoscenza sul funzionamento della mente, in particolare nel momento in cui sposta l’attenzione da una sorgente di suoni e parole a un’altra.

Effetto Cocktail party

È una cosa che capita spesso, per esempio, nelle tavolate affollate al ristorante, o durante una festa con vari gruppi di persone: parliamo con qualcuno ma percepiamo nei dintorni un’altra conversazione che ci appare più interessante, magari parlano di noi oppure svelano qualche confidenza. Rapidamente l’attenzione si sposta e sembra quasi “orientare” il nostro udito verso l’altra fonte, più lontana, mentre perdiamo contatto con quel che ci sta dicendo il nostro vero interlocutore. Non a caso questo fenomeno è definito dagli studiosi, fin dalla metà del secolo scorso, “effetto cocktail party”: a parlare per primo del “problema delle feste” è stato, già nel 1953, lo scienziato cognitivista britannico Colin Cherry.

I suoi esperimenti, e quelli a lungo effettuati sulla sua scia, analizzavano appunto l’attenzione selettiva: facendo ascoltare due discorsi contemporaneamente alla stessa persona, ma raccomandando di seguirne uno in particolare, si notava che l’ascoltatore era in grado di riferire perfettamente i contenuti del discorso preselezionato, e quasi nulla dell’altro. Ma da quando è stato possibile utilizzare strumenti più sofisticati, come l’elettroencefalografia, si è potuto anche osservare la dinamica del cervello in quei momenti.

L'ascolto in cuffia di una conferenza (foto Ansa/Marelli)

Per la ricerca riferita da Carta e Di Liberto, pubblicata integralmente sulla rivista scientifica Plos Biology, 24 giovani adulti sono stati fatti accomodare al centro di una stanza circondata da sei altoparlanti. Quelli frontali riproducevano contemporaneamente due discorsi distinti (uno con voce maschile e uno con voce femminile), mentre dai posteriori arrivava un brusio composto da 16 voci sovrapposte. I volontari, indossando una cuffia per elettroencefalogramma, dovevano seguire una voce e poi spostare l'attenzione verso l'altra ogni volta che una freccia sullo schermo cambiava direzione, cioè ogni 10-30 secondi. Ci si aspetterebbe che il cervello “spegnesse” anzitutto la prima voce, per poi dedicarsi all’altra: ma l’analisi dell’attività elettrica cerebrale ha mostrato che il cervello inizia ad agganciare la nuova sorgente prima ancora di essersi completamente staccato da quella precedente. Quindi esiste una breve finestra temporale in cui entrambi i flussi del parlato sono rappresentati simultaneamente nella corteccia uditiva. Simile a un deejay che gestisce col mixer il passaggio da un brano al successivo, anche il cervello sovrappone i due canali per un istante.

Tabula rasa

I ricercatori hanno anche misurato il consistente sforzo cognitivo richiesto per questo spostamento di attenzione. Inoltre, grazie all’utilizzo di sistemi avanzati di intelligenza artificiale, è stata notata un’altra particolarità: normalmente il cervello tende a prevedere, sulla base della sua esperienza, le parole successive (dopo la frase “anziché l’ascensore, ho preso le…” chiunque si aspetta che si prosegua con “scale”), proprio come fa l’IA. Invece, quando cambia al volo la voce da ascoltare, la mente sembra resettare le aspettative linguistiche, consapevole del fatto di non aver seguito il discorso fino a quel momento.

Tutte queste scoperte possono anche avere alcune importanti applicazioni pratiche: per esempio nell’elaborazione di apparecchi più efficienti per contrastare la sordità. Ma sono soprattutto un passo avanti per ampliare ciò che sappiamo sul cervello e sui suoi meccanismi. Certo, per vincere al gioco di Chiacchiericcio tutto questo serve a poco: lì conta soprattutto il sangue freddo, una mente libera, e l’animo leggero nel mettersi alla prova. È un’altra legge misteriosa, ma infallibile, del funzionamento di quel computer straordinario che portiamo nel cranio: chi ha troppa paura di sbagliare, sbaglierà.

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