Per vent’anni è riuscito a non far parlare di sé, rimanendo nel mistero. Poi un’improvvisa fuga di dati su internet sembrava destinata a svelare ogni segreto, e invece no: dopo qualche articolo (pochi) giornali e riviste web, su Dialog è caduto di nuovo un velo di silenzio. E il mistero, a questo punto, si fa ancora più fitto e inquietante.

Come mai è così impenetrabile, questa rete di miliardari fondata da Peter Thiel, che si riunisce di tanto in tanto per fare non si sa bene cosa? In confronto il gruppo Bilderberg, club internazionale super esclusivo cui spesso Dialog è stato paragonato, è un miracolo di trasparenza. E soprattutto ha attirato e attira spesso l’interesse dei media e di settori dell’opinione pubblica, specie i più complottisti. Mentre Dialog, anche dopo la clamorosa gaffe che nel giugno 2026 ha reso disponibili sul web molte informazioni riservatissime (tra cui un elenco di oltre duecento “soci”), è riuscito a riprendere quasi subito la sua navigazione sotto il pelo dell’acqua, lontano dalla curiosità dei più.

Ecco perché resta così difficile definirlo. Eppure è stato fondato nel 2006, e gli incontri sono stati già tanti, sempre ospitati da alberghi o resort accessibili, appunto, solo a miliardari: il Ritz-Carlton Dove Mountain in Arizona, il San Clemente Palace a Venezia, il Bacara Resort in California. Talmente esclusivi che la maggior parte delle persone normali non solo non se li può permettere, ma non li ha neppure mai sentiti nominare.

L’uomo di PayPal

Di Dialog si sa solo che è un’organizzazione creata da Peter Thiel e Auren Hoffman: entrambi hanno fatto soldi a palate nella Silicon Valley, ma quello realmente famoso e influente è il primo, fondatore di PayPal e Palantir, uno le cui posizioni politiche di destra-destra riescono a far sembrare Elon Musk un moderato. Con Musk comunque dev’esserci buona sintonia (Donald Trump è ovviamente un punto di riferimento comune): infatti c’era anche l’ideatore di Tesla e SpaceX in quella lista degli invitati all’incontro convocato per Ferragosto a Dublino, finita a giugno improvvidamente nel codice sorgente del sito dell’organizzazione. E con lui molti nomi che ci si sarebbe potuti aspettare, e altri meno: tra i primi buona parte del cerchio magico di Trump, a partire naturalmente dal genero Jared Kushner (lo si vede ormai ovunque, dai negoziati con l’Iran a quelli sulla guerra in Ucraina) e alcuni pezzi dell’amministrazione Usa, come il segretario del Tesoro Scott Bessent e quel Dan Driscoll che all’epoca era ancora il segretario dell’Esercito a stelle e strisce (si sarebbe dimesso a fine agosto 2026, per contrasti col ministro della Guerra Pete Hegseth). C’era pure il comandante supremo della Nato in Europa, Alexus Grynkewich.

Nell’elenco poi alcuni parlamentari (anche democratici, non solo repubblicani), due governatori di Stati americani, democratici anche loro, l’ex governatore della Federal Reserve Randy Kroszner, il premio Nobel per l’Economia Roger Myerson, persino lo scacchista russo Garry Kasparov e alcuni attori (come Sophia Bush e Joseph Gordon-Levitt). Infine, una serie di nomi poco noti in Europa, ma che identificano imprenditori con patrimoni personali nell’ordine di miliardi, talvolta decine di miliardi di dollari.

Il programma annullato

L’incontro di Dublino poi non si è tenuto, probabilmente proprio per la fuga di notizie. Ma tra le informazioni scappate di mano al gruppo c’erano anche i titoli, talvolta assai curiosi, di alcune conversazioni che avrebbero dovuto tenersi: “Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale”, “Riportare indietro il nucleare”, “I soldi fanno la felicità”, “Com’è la tua vita sessuale?”, e altri ancora. Ci sarebbe persino, a parte, un sito web di dating, per far incontrare cuori solitari: un modulo di iscrizione chiede a chi lo compila se è “in cerca dell’amore”, e gli garantisce “connessioni significative per persone eccezionali”.

La homepage (nonché pagina unica) del sito dialog.org
La homepage (nonché pagina unica) del sito dialog.org
La homepage (nonché pagina unica) del sito dialog.org

Il merito di aver messo per prima le mani su quei file segreti è di un’attivista-hacker, Maia Arson Crimew. Non è chiaro come possano essere finiti online, anche se non sembrano trovare riscontri alcune ipotesi, circolate inizialmente, di una pubblicazione volontaria mascherata da errore. Un aspetto bizzarro di Dialog è che, nonostante la riservatezza, si è dotato di un sito web (dialog.org) come fa qualsiasi associazione, piccola o grande; ma si compone di una sola pagina (oltre a quella sulla privacy), estremamente scarna, col nome DIALOG in grande, una frase lapidaria (“i leader si uniscono a Dialog per discutere di vari argomenti in modo riservato”), e un sintetico manifesto in caratteri minuscoli e con poco contrasto, come se non lo si volesse neppure far notare. Vi si legge che “Dialog è una comunità accessibile solo su invito che unisce Ceo, fondatori, intellettuali, leader di governo, investitori, artisti e altre figure di rilievo, che si riuniscono per conversazioni riservate al fine di apprendere gli uni dagli altri”. Viene poi ulteriormente specificato che l’organizzazione non ha “alcuna agenda ideologica” né “alcuna appartenenza di partito (bipartisan)”, non accetta donazioni, non prevede discorsi formali o panel, tantomeno conversazioni registrate o autopromozioni. L’ultima parte, destinata a chi avesse desiderio di entrare nel gruppo, sembra voler scoraggiare più che fare proselitismo: “Se vuoi essere invitato a Dialog – recita – realizza qualcosa di straordinario nel mondo, poi fai in modo che qualcuno ti nomini”. Parole che vien da immaginare pronunciate con un’alzata di spalle e un sorriso irridente.

Però, cosa faccia e abbia fatto concretamente questo club continua a essere ignoto. C’era da aspettarsi che, dopo questa buccia di banana della pubblicazione di informazioni che dovevano restare coperte, lo scopo e le reali attività di Dialog venissero definitivamente svelati. Invece è subito calata di nuovo la nebbia. L’organizzazione sembra così compatta da riuscire a tenere dentro di sé tutto ciò che la riguarda. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di torbido da nascondere. Ma di sicuro tutta questa segretezza, su una tale concentrazione di ricchezza e potere, non può far stare troppo tranquillo chi ha a cuore la vera libertà e la vera democrazia.

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