Quattro milioni e 269mila spettatori, il 29,6 per cento di share, con picchi del 40. Colpisce un dato: un utente su tre appartiene alla fascia dei giovani tra i 15 e i 34 anni, quelli sempre più lontani dalla tv. Il successo su Canale 5 di “Il mio nome è Carlo”, il film diretto da Giacomo Campiotti, non è soltanto un caso televisivo in tempi di frammentazione mediatica. Racconta che la storia di Carlo Acutis, morto nel 2006 a soli quindici anni, continua a raggiungere un pubblico ben più ampio di quello legato alla devozione cattolica. La testimonianza del ragazzo “millennial” diventato santo attira l’attenzione anche di chi non ha particolare sensibilità religiosa.

C’è una vita da bambino-adolescente normale nella breve esistenza di Carlo: nasce a Londra il 3 maggio 1991 da genitori italiani e cresce a Milano in un ambiente benestante. Scuola, amici, calcio, uscite serali, computer: una quotidianità simile a quella di tanti coetanei. A distinguerlo è una fede precoce e intensa, soprattutto nell’Eucaristia, insieme all’attenzione verso i poveri e le persone più fragili. Accanto c'è sempre il pc, che Carlo conosce e usa con una dimestichezza superiore alla media dei ragazzi della sua età. Internet diventa anche uno strumento per raccontare la fede e raccogliere materiale sui miracoli legati al sacramento centrale della liturgia cattolica. La sua vita da liceale si interrompe bruscamente nell’ottobre del 2006: una leucemia fulminante lo porta alla morte il 12 ottobre, all’ospedale di Monza. Ha solo quindici anni.

Da quel momento la figura di Carlo Acutis comincia a crescere dentro la Chiesa e, anno dopo anno, anche fuori. La devozione si diffonde anche fuori dall’Italia, in particolare in America Latina. Nel 2018 Papa Francesco riconosce “le virtù eroiche” del ragazzo milanese. Il 10 ottobre 2020 arriva la beatificazione ad Assisi, dopo il riconoscimento della guarigione ritenuta scientificamente inspiegabile di un bambino brasiliano affetto da una grave patologia al pancreas. Per la canonizzazione viene riconosciuto un secondo miracolo: la guarigione di una giovane studentessa costaricana a Firenze che, nel 2022, aveva riportato un gravissimo trauma cranico per un incidente in bicicletta. Il 7 settembre 2025, in piazza San Pietro, papa Leone XIV proclama Carlo Acutis santo insieme a Pier Giorgio Frassati, morto a 24 anni nel 1925, simbolo dei giovani e degli sportivi. 

Ma è fuori dal percorso canonico che la storia di Carlo Acutis assume una dimensione particolare. Quel viso giovane e sereno è diventato il volto di una santità subito collocabile nel nostro tempo: un adolescente in jeans e scarpe da ginnastica, davanti a un computer, lontanissimo dall’iconografia tradizionale dei santi. La prima figura religiosa della generazione millennial è già stato battezzata “santo di Internet” o anche “influencer di Dio”

C’è chi vede in questa figura positiva la risposta della Chiesa alla necessità di parlare alle nuove generazioni attraverso un modello riconoscibile e vicino ai linguaggi contemporanei. Da qui l’idea ripetuta che Carlo sia diventato santo anche perché al movimento cattolico serviva un rappresentante credibile nell'epoca del mondo digitale. È una suggestione che forse si può associare alla forza della sua immagine, ma non racconta il percorso che ha portato alla canonizzazione: un processo fondato, secondo le regole della Chiesa, sul riconoscimento delle virtù e dei due miracoli.

Resta un dato: pochi santi contemporanei possiedono la stessa capacità di attraversare mondi così diversi. Lo dimostra anche la narrazione negli Stati Uniti. Acutis è stato scelto tra gli intercessori e patroni celesti del National eucharistic revival promosso dai vescovi americani: una sua reliquia è stata affidata alla Conferenza episcopale statunitense. Attorno alla figura del santo adolescente sono nati pellegrinaggi, iniziative per i giovani e anche il documentario “Carlo Acutis: roadmap to reality”, costruito proprio sul rapporto fra la sua esperienza e le domande legate alla vita digitale.

Il successo televisivo riporta la storia del giovane milanese davanti a milioni di italiani. E probabilmente il punto è proprio questo: Carlo Acutis non incuriosisce soltanto chi lo considera un simbolo cristiano da seguire con la preghiera. La sua è anche la storia umana di un ragazzo che ha vissuto pochissimo, immerso nella normalità del proprio tempo ma con una luce singolare. Per chi crede è un modo per conoscere più da vicino la sua testimonianza religiosa. Per gli altri resta comunque la domanda più istintiva: come può una vita durata appena quindici anni lasciare un’impronta così profonda?

© Riproduzione riservata