L’allarme corre lungo tutta la filiera delle costruzioni e arriva dai territo­ri, in prima fila ad affrontare questa nuova stagione che già si annuncia critica per il settore dell’edilizia. Il si­stema Ance segnala già da qualche giorno una nuova fiammata dei prez­zi dei materiali collegata alle tensioni energetiche innescate dal conflitto nel Golfo. I primi effetti si riverbera­no nei cantieri, dove i costi di ener­gia, carburanti e derivati petroliferi stanno risalendo un po’ ovunque, da Nord a Sud. Per questo i costruttori chiedono soluzioni su misura per il settore. Come per la crisi Ucraina, dicono, serve ora attivare un mecca­nismo di ristori che aiuti le aziende alle prese con gli extracosti. «D’ora in ora continuiamo a registrare se­gnalazioni preoccupanti di rincari dei prezzi dei materiali dalle nostre imprese sul territorio, che testimo­niano crescenti difficoltà nell’ap­provvigionamento- dice la presiden­te Federica Brancaccio -. Per questo auspichiamo un intervento a livello europeo con l’adozione di un piano come è stato fatto nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina e a livello nazionale, insieme alle misure già allo studio, anche un intervento che sterilizzi l’aumento dell’Iva sui materiali da costruzione derivante dai rialzi dei prezzi». La mappa dei rincari è variegata ma l’allarme è uno solo: dallo scoppio del conflitto il 28 febbraio scorso, carburanti, gas e bi­tume sono tornati a correre. In Lom­bardia, per esempio, il gas segna un aumento del 70%, mentre il bitume cresce del 56% e il gasolio del 28% (a Bergamo il gasolio sale del 30%, il bitume del 50% e il gas tocca quota +80%). Spostandosi in Piemonte la pressione si concentra soprattutto sui materiali per le pavimentazioni: asfalto e bitume risultano entrambi in crescita del 20%. In Veneto l’impatto riguarda­la componente energetica, con gas e carburanti che registrano incrementi dello stesso ordine di grandezza, mentre in Liguria le imprese segnala­no un aumento medio del prezzo del bitume del 50%, a cui si aggiunge un’impennata dei carbu­ranti intorno al 20%. In crescita anche le tuba­zioni in materie plastiche che arrivano a segnare aumenti del 30%. A Genova si segnala un aumen­to del prezzo dell’asfalto e del bitume da 400 a 600 euro. Scendendo giù per lo stivale le cose non vanno meglio. In Emilia-Romagna la dinami­ca appare ancora più evidente. Le imprese di co­struzioni segnalano aumenti del gas fino al 60%, mentre l’elettricità cresce del 47% e il gasolio del 14%. Ma mai come in Toscana dove i materiali da costruzione arrivano a segnare aumenti record fino al 150%. Nella stessa regione il gasolio cre­sce del 40% e il bitume del 60%. Nel Centro Italia le tensioni riguardano anche Abruzzo e Marche. In Abruzzo il gas cresce del 75%, mentre ad Ancona il prezzo del gas passa da 37,27 euro di febbraio a 52,33 euro a marzo, l’energia elettrica cresce nel­lo stesso periodo da 114,41 a 136,39 euro.

Nella stessa area il costo del trasporto aumenta fino a 120 euro per ogni fornitura e il bitume passa da 400 a 600 euro. Il quadro si riflette anche in Mo­lise, dove l’associazione regionale dei costruttori segnala tensioni analoghe sui prezzi. Inoltrandosi ancora nel Mezzogiorno, la pressione sui materia­li riguarda soprattutto i prodotti di base. A Napoli gli inerti e i materiali lapidei crescono del 35%, mentre ferro, cemento e conglomerati registrano aumenti intorno al 20%. A Reggio Calabria le im­prese segnalano rincari del 30%sui prodotti pe­trolchimici, con il gasolio che passa da 1,66 a 2,1 euro al litro e il bitume che aumenta tra 120e 130 euro a tonnellata. Anche i prodotti per la climatiz­zazione registrano aumenti tra il 2 e il 4%. In Si­cilia poi l’aumento dei carburanti è stato rapidis­simo: il gasolio è salito di un euro al litro nel giro di pochi giorni, denuncia Ance. Sempre nell’isola il bitume registra un aumento del 60%, mentre il costo del gas risulta triplicato fino a 151 euro con punte che arrivano a 222 euro. Anche le tubazio­ni in plastica segnano aumenti fino a 30 euro. Lo scenario desta preoccupazione con una genera­le «difficoltà nel reperimento di materie prime di origine petrolifera, esposizione a dinamiche spe­culative e una forte incertezza nella possibilità di pianificare gli investimenti».

Flavia Landolfi

(Estratto da “Top24 Lavoro”, Il Sole 24 Ore, 14 marzo 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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