L'Aula del Senato ha bocciato, con 68 sì e 99 voti contrari, il sub-emendamento a prima firma del Dem Dario Parrini per sopprimere i capolista bloccati e prevedere il voto di preferenza alle elezioni politiche. Sulla proposta di modifica all'emendamento di maggioranza alla legge elettorale il governo si era rimesso all'Aula. Dopo la votazione dai banchi delle opposizioni sono partiti dei “Vergogna!”.

FdI aveva annunciato il suo voto contrario con un intervento in Aula del capogruppo Lucio Malan: «Siamo sempre stati favorevoli alle preferenze, ma tra un emendamento strumentale delle opposizioni e mantenere gli accordi di maggioranza noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola e votiamo contro questo emendamento».

«Il Pd – ha aggiunto - ha votato per leggi che non comprendevano le preferenze tranne nel caso dell'Italicum, promosso dal governo Renzi, che comprendeva il capolista bloccato, pensa un po'. Però all'epoca andava bene, ora no, è una cosa inaccettabile. Dunque comprendiamo la strumentalità di questo emendamento, se aveste voluto approvare le preferenze ci sono state più occasioni alla Camera, in particolare quando furono battute di un solo voto e all'esito dei quel voto ricordiamo i festeggiamenti da parte dell'opposizione».

Poi ha concluso ricordando l’esultanza delle opposizioni quando il centrodestra si spaccò e andò sotto alla Camera proprio sulle preferenze: «Non si può festeggiare il no all'introduzione delle preferenze e poi proporle. E' piuttosto chiaro che il tentativo è spaccare la maggioranza. Ma noi tra un emendamento strumentale e mantenere gli accordi di maggioranza, che permettono la reintroduzione dal '92 delle preferenze, non abbiamo dubbi: manteniamo la parola sulle preferenze e votiamo contro questo emendamento».

L’opposizione

Le opposizioni attaccano, sottolineando le contraddizioni di Giorgia Meloni e la spaccatura nella maggioranza.

Matteo Renzi ha letto in Aula un intervento del 2014 della premier in favore delle preferenze nel quale si stigmatizzava tra l'altro la paura di quanti non le sostengono per paura di sottoporsi al responso degli elettori e aggiunto, in vista delle prossime votazioni: «Dovreste vergognarvi!».

«Siamo al teatrino più sfacciato, alla messinscena più truffaldina. Giorgia Meloni si smentisce ancora una volta e, nascondendosi dietro la 'fedeltà alla maggioranza', vota contro la possibilità che i cittadini possano esprimere delle vere preferenze nella scelta dei parlamentari», è l’affondo di Giuseppe Conte. «Due mesi fa erano andati sotto alla Camera su un loro emendamento farlocco che proponeva finte preferenze e avevano provato a mischiare le carte accusando le opposizioni di non volere le preferenze. Ora al Senato dicono chiaramente no agli emendamenti nostri e delle altre forze di opposizione che proponevano preferenze vere, a partire dai capilista. Meloni su un aspetto si sta dimostrando pienamente coerente: tradisce sistematicamente tutti gli impegni presi con gli elettori. È straordinariamente coerente nella sua totale incoerenza».

Il Pd ha postato sui social un video del 22 gennaio 2024 in cui Meloni affermava: «Noi siamo disposti a votare qualsiasi legge elettorale, chiediamo una cosa: che ci siano le preferenze». E Alessandro Zan ha rincarato la dose: «Giorgia Meloni ha sostenuto per anni che i cittadini dovessero poter scegliere i propri rappresentanti e ha accusato le opposizioni di aver paura del voto degli italiani. Oggi, bocciando la proposta del Pd per introdurre le preferenze libere nella legge elettorale, la sua maggioranza ha fatto esattamente il contrario. Una scelta non solo incoerente ma vergognosa. Quando le preferenze sono uno slogan, Meloni le difende a spada tratta. Quando arrivano in Parlamento e rischiano di spaccare la sua maggioranza, le sacrifica senza esitazione».

La modifica

C’è stata comunque una modifica alla legge elettorale approvata alla Camera. Cresce da 1.500 a 9mila (fino a un massimo di 10mila) il numero delle firme minime che le nuove formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere per presentarsi alle elezioni. Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come chi, in base alla riforma, ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, Iv o Azione. Per chi, come +Europa o FnV ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento il numero delle fime da raccogliere resta tra 1.500 e 2mila. L’emendamento a firma Alessandra Zedda verrà presentato domani.

(Unioneonline)

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