Dopo l'attacco portato avanti dagli Stati Uniti per ordine di Donald Trump, Nicolás Maduro, presidente venezuelano, accusato da Washington di narcotraffico, è stato catturato e tratto in arresto con la moglie dalle forze speciali venezuelane, e subito portato fuori dal Paese.

In forza del disposto della Costituzione venezuelana, i poteri sono passati ad interim alla vicepresidente di Maduro, ossia a Delcy Rodríguez, la quale dovrebbe indire le elezioni entro 30 giorni, cosicché l’eventuale neoeletto presidente rimarrebbe in carica per un mandato di sei anni. Tuttavia, stando a quanto riportato dalle agenzie di stampa, Donald Trump, avrebbe dichiarato, per un verso, che gli Stati Uniti “guideranno il paese fino ad una transizione sicura, propria e giudiziosa” aggiungendo, peraltro, che “non si vuole essere coinvolti, né si vorrebbe che qualcun altro prenda il loro posto e ritrovarsi nella stessa situazione vissuta negli ultimi lunghi anni”, e per l’altro verso che avrebbero “comandato” gli Stati Uniti con “accesso totale al petrolio”.

A significare, tra le tante cose, che Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace, non sarebbe ritenuta idonea all’incarico, siccome, secondo quanto avrebbe dichiarato agli organi di stampa lo stesso Donald Trump, ella “non godrebbe di abbastanza rispetto nel paese”.

Questa la situazione venutasi a determinare. E gli interrogativi sulla legittimità e la correttezza dell’azione/attacco ordinata/o dal Presidente degli Stati Uniti si accavallano vorticosamente, creando non poche incertezze sulle possibili conseguenze e sugli equilibri internazionali, già messi a dura prova dagli scenari di conflitto esistenti. Tanto per cominciare, che fine ha fatto il cosiddetto principio di non ingerenza sancito nella Carta delle Nazioni unite, all’articolo 2, punto 7 (1945) e nella Dichiarazione dei principi fondamentali del diritto internazionale contenuta nella risoluzione ONU 2625 del 1970? Esiste chicchessia che possa considerarsi “legibus solutus”, ossia al di sopra delle leggi?

Le risposte sembrerebbero evidentemente conseguenti, anche se, allo stato non univoche. Intanto, perché, sulla scorta del disposto contenutistico di quel richiamato articolo 2 , punto 7, della Carta delle Nazioni Unite, non sembrerebbe potersi ritenere ammissibile, e di fatto non lo è, l’uso della forza, e/o anche ogni e qualsivoglia attività eversiva/perturbatrice, sia essa condotta direttamente o indirettamente, e/o altresì ogni comportamento di carattere economico o politico finalisticamente diretto a limitare la libertà di governo, buono o cattivo che sia, di uno Stato sovrano, per condizionarlo alle volontà di un altro.

Quindi, perché una regola di condotta di rilievo internazionale dovrebbe essere rispettata quale principio cardine di comportamento sovrastatale, al fine di evitare che chiunque, un domani, prossimo o venturo, possa ritenere di poter fare altrettanto contro uno qualunque degli Stati Sovrani esistenti, creando e diffondendo un clima di incertezza destabilizzatrice potenzialmente idonea ad ingenerare una sorta di introversione delle politiche nazionali tutte in funzione difensiva preventiva.

Infine, perché la pretesa legittimazione all’attacco perpetrato nei confronti del regime Venezuelano, considerato una “non democrazia” (si consenta l’espressione), si scontra con le stesse affermazioni di Donald Trump dirette verso la Groenlandia e riportate anch’esse dagli organi di stampa: “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale”, siccome “piena di navi russe e cinesi ovunque”. Eppure, la Groenlandia, diversamente dal Venezuela (a voler assecondare la motivazione ideologica del Tycoon nel sferrare l’attacco perpetrato nella notte del 3 gennaio 2016) parrebbe esercitare, ed esercita, la propria azione politica in un contesto di democrazia rappresentativa parlamentare sotto dipendenza danese. Per cui, quale sarebbe il punto di approdo della nuova visione trumpiana? Sembrerebbe (e la formula dubitativa si impone) che il Presidente degli Stati Uniti d’America, voglia, con le proprie politiche, non univocamente condivisibili evidentemente se condotte con l’uso della forza, accrescere la sfera d’influenza statunitense nei centri nevralgici di diretto interesse.

Sarebbe importante un intervento deciso dell’ONU, e della comunità internazionale, idoneo a ristabilire l’Ordine Internazionale violato finalizzandolo al rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli, al ripudio della guerra e di ogni sistematicità di uso della forza come meccanismo di antagonismo internazionale.

Oggi più che mai l’Unione Europea nella sua complessità compositiva, ossia con tutti i suoi Paesi Membri, dovrebbe intervenire per il rispetto dei principi internazionali esistenti e per offrire il proprio contributo concreto e fattivo nella elaborazione ed affermazione di un internazionalismo rispettoso del principio universalistico dei diritti e della eguaglianza sociale ed economica.

Il rischio sarebbe altrimenti quello di restare travolti dalle dinamiche centrifughe e centripete delle maggiori potenze mondiali tanto occidentali quanto orientali ove il gioco delle storiche alleanze sembrerebbe apparire alla stregua di un pallido ricordo. Del resto, è quanto sembrerebbe già accadere, ed essere accaduto, nell’ambito delle trattative per il raggiungimento della cessazione del conflitto russo-ucraino.

Per l’Unione Europea è giunto il momento di riaffermare con determinazione il proprio ruolo internazionale di “Mondo di Mezzo” tra super potenze, di garante dei principi universali in forza dei quali è stata fondata, ponendosi quindi come baluardo di dignità umana, di libertà, di giustizia e democrazia, dei principi dello Stato di Diritto, e dei diritti umani, e quindi di promotrice di pace quale è sempre stata.

Giuseppina Di Salvatore

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