«Israele ci ha chiesto di ritirarci dalle nostre postazioni, di spostarci dal confine fino a cinque chilometri dalla linea blu, ma noi restiamo qui».

Lo ribadisce il portavoce della missione Unifil Andrea Tenenti. I caschi blu delle Nazioni Unite (nella missione sono impegnati circa 1.200 soldati italiani, in gran parte sardi della Brigata Sassari che guida le operazioni nel settore ovest) si sono rifiutati di lasciare la zona di frontiera nel sud del Libano e sono determinati a restare nonostante gli attacchi dell’Idf che hanno provocato cinque feriti tra i peacekeeper.

«È stata presa la decisione unanime di restare – ha spiegato Tenenti in un’intervista all’Afp - perché la bandiera dell'Onu deve sventolare in questa zona e noi dobbiamo poter riferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

Oggi, ammette, è «molto difficile continuare l'attività di sorveglianza perché i bombardamenti sono incessanti. Siamo stati attaccati più volte e ne abbiamo parlato pubblicamente». Tenenti ricorda quindi che l'Unifil «parla regolarmente con entrambe le parti per avviare una riduzione della tensione e metterle in guardia, poiché attaccare le forze di pace non è solo una violazione della risoluzione 1701 ma anche del diritto umanitario internazionale».

Per il portavoce di Unifil l’unico modo per evitare quella che definisce una «catastrofe» è avviare «discussioni a livello politico e diplomatico».

(Unioneonline)

© Riproduzione riservata