«Ho chiesto alle autorità israeliane di garantire la sicurezza di tutti i militari italiani impegnati nelle missioni di pace in Libano. Israele ha risposto positivamente alla nostra richiesta. Continuo a seguire gli sviluppi della crisi in Medio Oriente». 

Lo ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a seguito della continua escalation di tensione nel paese dove, durante un massiccio attacco missilistico, è stato ucciso il leader di Hezbollah, Nasrallah.

Nella fascia di terra tra Libano e Israele, che viene definita Blu Zone, operano anche i militari italiani. Un contingente di oltre 1.200 soldati guidati dal generale dell'esercito Stefano Messina e composto per la maggior parte dalla Brigata Sassari che dallo scorso agosto ha preso il posto degli alpini della Taurinense. Un impegno significativo nel settore ovest delle operazioni, a sostegno degli oltre 10 mila militari Unifil che, ormai da mesi, sono in stato di massima allerta.

E se i soldati (olte mille i sardi) restano, arriva l’invito della Farnesina rivolto ai civili, affinché lascino il paese il prima possibile: «Invitiamo quanto prima tutti i cittadini italiani ad abbandonare il Libano con i voli di linea che continuano a essere operativi dall'aeroporto di Beirut verso Milano e Roma», ha detto Tajani da Berlino, dove si trova al seguito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Proprio oggi l’Iran ha fatto sentire la sua voce grossa. L'ayatollah Mohammad Hassan Akhtari, vicepresidente dell'Iran per gli affari internazionali, ha dichiarato che i funzionari daranno il permesso di schierare le truppe in Libano e sul versante siriano delle alture del Golan. «Possiamo inviare truppe in Libano per combattere contro Israele, proprio come abbiamo fatto nel 1981», afferma.

Enrico Fresu 

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