Spiragli di pace nel Golfo? Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato a sorpresa un accordo in 15 punti in via di definizione con l’Iran, che sarebbe disponibile a rinunciare all’atomica. Da Teheran arrivano smentite («Fake news»), ma negoziati per arrivare al cessate il fuoco sarebbero avviati. Washington non starebbe però trattando con l’entourage della nuova guida suprema Mojtaba Khamenei, bensì – riferiscono funzionari a Politico - starebbe valutando il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf come potenziale partner e persino futuro leader sostenuto dagli Stati Uniti dopo un accordo (LA GUERRA: TUTTE LE NOTIZIE).

Secondo il Washington Post molti nell’amministrazione Trump ritengono comunque «improbabile» raggiungere obiettivi quali «il rovesciamento del regime teocratico iraniano e la messa fuori portata delle armi nucleari in modo permanente». Intanto, non si fermano gli attacchi con raid, missili e droni. 

Le notizie di martedì 24 marzo 2026

Ore 22.30 – Channel 12: «Gli Usa puntano alla tregua di un mese per un accordo in 15 punti»

L'inviato Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, con il consenso del presidente Donald Trump, stanno lavorando ad un meccanismo in base al quale verrà dichiarato un cessate il fuoco di un mese durante il quale le parti discuteranno l'accordo in 15 punti proposto da Washington, molto simile a quanto accaduto a Gaza e in Libano. Lo rivela l'emittente israeliana Channel 12, citando tre fonti a conoscenza dei dettagli.

Ore 20.50 – Il consenso per Trump crolla al 36%, il più basso del secondo mandato

Il tasso di approvazione di Donald Trump è sceso in una settimana al livello più basso da quando è ritornato alla Casa Bianca, principalmente a causa dell'impennata dei prezzi della benzina e da una diffusa disapprovazione per la guerra contro l'Iran. È quanto emerge da un sondaggio Reuters/Ipsos condotto in quattro giorni e conclusosi ieri. L'inchiesta ha rilevato che solo il 36% degli americani approva l'operato di Trump, in calo rispetto al 40% registrato dallo stesso sondaggio la settimana prima. Bocciato anche sulla gestione economica, approvata solo dal 29%, un dato peggiore di quello di Joe Biden.

Ore 19.50 – Trump: «Abbiamo vinto la guerra»

«Sapete, non mi piace dirlo, ma abbiamo vinto. La guerra è stata vinta. Chi sostiene il contrario fa parte delle fake news». Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca. «Abbiamo a che fare con un gruppo di persone che, a mio parere, si sono dimostrate all'altezza, e il regalo che ci hanno fatto è stato molto significativo, e avevano promesso di farlo, e così è stato, e sono gli unici che avrebbero potuto farlo», ha affermato spiegando che il regalo è legato al «flusso attraverso lo Stretto» di Hormuz.

Ore 19.10 – Axios: «Usa attendono risposta dell'Iran su un possibile incontro»

Gli Stati Uniti e i mediatori stanno valutando la possibilità di un incontro di alto livello per la pace con l'Iran giovedì ma stanno aspettando una risposta da Teheran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo cui gli Usa e un gruppo di mediatori regionali stanno discutendo la possibilità di tenere colloqui di pace ad alto livello con l'Iran, che potrebbero essere organizzati già per giovedì.

Ore 19 – Idf: «Un missile balistico lanciato dall'Iran è caduto a Beirut»

"Sulla base dei dati disponibili all'Idf, insieme ai lanci effettuati oggi in precedenza verso lo Stato di Israele, un missile balistico sparato dal regime terroristico iraniano è caduto a Beirut". Lo scrive in una nota l'esercito israeliano, confermando quanto riportato dal Guardian.

Ore 18.20 – Il Pentagono vuole schierare altri 3.000 soldati in Medio Oriente

Il Pentagono prevede di dispiegare 3.000 soldati della divisione di elite dell'esercito in Medio Oriente a sostegno delle operazioni in Iran. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo il quale l'ordine scritto per il dispiegamento è atteso a ore. Lo schieramento dell'82ma divisione, spiegano le fonti, apre a Donald Trump la possibilità di perseguire diverse opzioni strategiche. 

Ore 18 – Per la prima volta missile da Teheran intercettato sul Libano

Per la prima volta, un missile iraniano è stato intercettato nello spazio aereo libanese, secondo quanto riferito da tre fonti di alto livello della sicurezza libanese, citate dal Guardian, due delle quali hanno indicato come responsabile dell'intercettazione una nave militare straniera. L'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riportato che alcune schegge del missile intercettato sono cadute su diverse città a nord di Beirut, causando lievi feriti.

Ore 17.15 – Il Regno Unito valuta l’invio di una nave per bonificare dalle mine lo Stretto di Hormuz

Il Regno Unito sta valutando l'invio di una nave nello Stretto di Hormuz per contrastare la minaccia delle mine navali da parte dell'Iran. Lo riferiscono funzionari della Difesa britannica al Times, secondo cui il piano prevede l'impiego di una unità militare della Royal Navy o di un'imbarcazione commerciale noleggiata da utilizzare per il trasporto di droni progettati per la ricerca e la distruzione degli ordigni. L'operazione si inserirebbe in una missione multinazionale con la partecipazione di Francia, Usa e altri Paesi imprecisati.

Ore 16.30 – Cnn: «Iran disposto ad ascoltare se c'è un piano sostenibile»

Fra gli Stati Uniti e l'Iran ci sono stati dei "contatti" e Teheran è disposta ad ascoltare proposte "sostenibili" per mettere fine alla guerra. Lo afferma Cnn citando una fonte iraniana, secondo la quale ad avviare i contatti è stata Washington. "Sono stati ricevuti messaggi tramite intermediari per sondare la possibilità di raggiungere un accordo per mettere fine alla guerra", spiega la fonte a Cnn mettendo in evidenza che l'Iran non chiede incontri o colloqui ma è disposto ad ascoltare qualora ci fosse un piano sostenibile. Qualsiasi proposta, ha aggiunto, deve includere la revoca tutte le sanzioni imposte all'Iran. 

Ore 15.45 – Hormuz: portacontainer cinese prima imbarcazione a pagare pedaggio iraniano

Le navi bloccate nel Golfo Persico stanno iniziano ad accettare di pagare un pedaggio informale imposto dall’Iran per attraversare lo Stretto di Hormuz. Tra queste, una portacontainer riconducibile a proprietà cinese è diventata la prima con legami diretti alla Cina continentale a pagare per transitare lungo un "corridoio sicuro" vicino all’isola di Larak. Il suo transito è stato gestito da un intermediario marittimo cinese, che avrebbe curato anche il pagamento alle autorità iraniane, secondo fonti vicine al dossier. Il sistema resta gestito caso per caso, mentre alcuni governi, tra cui l’India, starebbero negoziando accordi più strutturati con Teheran. Secondo altre fonti, citate da Bloomberg, le richieste di pedaggio arriverebbero fino a circa 2 milioni di dollari a nave e sarebbero state finora avanzate "in modo del tutto casuale", confermando che sono già state accettate da alcune imbarcazioni, anche se non è chiaro il meccanismo dei pagamenti. Per i produttori del Golfo, "anche un pedaggio informale è inaccettabile", affermano le fonti, in quanto solleva questioni di sovranità e un precedente rischioso.

Ore 15.30 – Iran chiederà significative concessioni agli Usa in caso di negoziati

La posizione negoziale dell'Iran si è irrigidita nettamente dall'inizio della guerra, con le Guardie Rivoluzionarie che esercitano una crescente influenza sul processo decisionale, e chiederà significative concessioni agli Stati Uniti se gli sforzi di mediazione porteranno a negoziati seri: lo rivelano a Reuters tre fonti di alto livello a Teheran, come riporta sul suo portale. In qualsiasi colloquio con gli Stati Uniti, l'Iran non chiederebbe solo la fine della guerra, ma anche concessioni che probabilmente rappresentano delle linee rosse per il presidente americano Donald Trump: garanzie contro future azioni militari, risarcimenti per le perdite subite in tempo di guerra e il controllo formale dello Stretto di Hormuz, hanno affermato le fonti. L'Iran si rifiuterebbe inoltre di negoziare qualsiasi limitazione al suo programma di missili balistici, hanno affermato le fonti, una questione che era stata una linea rossa per Teheran durante i colloqui in corso quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco il mese scorso. 

Ore 15 – Qatar Energy dichiara la forza maggiore sui contratti di gnl, anche per l'Italia

Dopo gli attacchi missilistici dell'Iran, QatarEnergy dichiara la forza maggiore su alcuni dei contratti a lungo termine per la fornitura di gas naturale liquefatto ad Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. La mossa era stata anticipata come possibilità qualche giorno fa dal ceo del gruppo, Saad al-Kaabi. La compagnia energetica ha invocato un caso di «forza maggiore» dopo gli attacchi contro due delle sue principali infrastrutture, che hanno provocato l’arresto della produzione di gas naturale liquefatto, mentre l'Iran prosegue i suoi raid nel Golfo. La clausola protegge QatarEnergy da penali ed eventuali inadempimenti contrattuali nei confronti dei clienti a causa dell'interruzione della produzione.

Ore 14.15 – «Bin Salman in pressing su Trump perché continui la guerra»

L'erede al trono saudita Mohammed bin Salman sta premendo sugli Stati Uniti affinché vadano fino in fondo con la guerra in Iran e annientino il regime. A riferirlo è il New York Times. Secondo il quotidiano, Mbs insiste da giorni con il presidente Donald Trump che la campagna militare USA-Israele rappresenta una «opportunità storica» per ridisegnare il Medio Oriente. In una serie di colloqui, il principe Mohammed ha spiegato che l'Iran rappresenta una minaccia a lungo termine per il Golfo, che può essere eliminata solo liberandosi del governo. In linea con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ma mentre in Israele sta prevalendo l'idea che un regime fallito e un Iran nel caos sarebbero già una vittoria perché comunque Teheran smetterebbe di minacciare Israele, l'Arabia Saudita vede questo scenario come una grave e diretta minaccia alla sua sicurezza. Se il conflitto si trascinasse, l'Iran potrebbe decidere di colpire sempre più duramente le installazioni petrolifere saudite e gli Stati Uniti si ritroverebbero impantanati in una guerra senza fine. Ufficialmente Riad ha smentito. «Il regno dell'Arabia Saudita ha sempre sostenuto una risoluzione pacifica di questo conflitto, anche prima che iniziasse», ha assicurato il governo saudita in una dichiarazione riportata dal Nyt.

Ore 13.25 - Qatar: «Non siamo coinvolti nei negoziati per porre fine alla guerra»

Il Qatar non è coinvolto nella mediazione di alcun negoziato tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato stamattina un portavoce del Ministero degli Esteri del Paese. Lo Stato del Golfo ha spesso svolto il ruolo di mediatore in Medio Oriente, contribuendo più recentemente a negoziare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas per il 2024. Tuttavia, in risposta a una domanda di NBC News durante una conferenza stampa a Doha, il portavoce del Ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, ha affermato che il suo Paese non sta svolgendo alcun ruolo nei negoziati. "Il Qatar non è coinvolto in questi colloqui. La nostra posizione su eventuali negoziati, qualora si verificassero, è coerente con il nostro principio fondamentale secondo cui tutti i conflitti devono concludersi al tavolo delle trattative, e noi sosteniamo tutti questi sforzi", ha dichiarato. "Non sono a conoscenza dei dettagli dei negoziati in corso, ma siamo pronti a fornire il nostro aiuto, naturalmente, qualora il Qatar dovesse avere un ruolo. Al momento, però, la nostra priorità è sostenere questi sforzi e fermare gli attacchi contro il nostro Paese".

Ore 12.50 – Comando militare Teheran: «Combatteremo fino alla vittoria completa»

Il portavoce del comando militare iraniano ha dichiarato che le forze armate del Paese combatteranno "fino alla vittoria completa". Lo riporta Al Jazeera. "Le potenti forze armate iraniane sono orgogliose, vittoriose e ferme nella difesa dell'integrità dell'Iran, e questo cammino proseguirà fino alla vittoria completa", ha affermato Ali Abdollahi Aliabadi del Comando Centrale Khatam-al Anbiya.

Ore 12.15 – Israele: «Assumiamo controllo della zona di sicurezza nel sud Libano»

Israele annuncia che assumerà il "controllo" della cosiddetta "zona di sicurezza" fino al fiume Litani in Libano, circa 30km dal confine. Lo riferisce il Guardian che cita il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. "Tutti e cinque i ponti sul Litani sono stati fatti saltare in aria, e l'Idf controllerà il resto dei ponti e la zona di sicurezza fino al Litani", aveva detto in precedenza Katz, avvertendo che "centinaia di migliaia di residenti" libanesi non potranno tornare a sud del fiume "finché non sarà garantita la sicurezza" nel nord di Israele. 

Ore 12.05 – Iran, nominato il sostituto di Larijani

L'Iran ha nominato Mohammad Bagher Zolghadr nuovo segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana IRNA, che cita l'ufficio del presidente. Lo riporta Al Jazeera. Zolghadr subentra al defunto Ali Larijani, assassinato la settimana scorsa .

Ore 11.30 – Trump vuole l'accordo con l'Iran, per Israele è improbabile

Donald Trump sembra determinato a raggiungere un accordo con l'Iran volto a porre fine alle ostilità in Medio Oriente ma funzionari israeliani, che hanno parlato a Reuters a condizione di anonimato, hanno affermato di ritenere improbabile che l'Iran accetti le richieste degli Stati Uniti in un eventuale nuovo ciclo di negoziati, interrotti il 28 febbraio con l'inizio della guerra israelo-americana contro l'Iran. Lo scrive Reuters sul suo sito. È probabile che le richieste statunitensi includano limitazioni ai programmi nucleari e missilistici balistici dell'Iran. 

Ore 10 – «L’Iran possiede ancora mille missili»

Secondo un think tank israeliano, l'Iran ha iniziato la guerra con circa 2.500 missili balistici e ora gliene restano circa 1.000. Lo afferma il Centro di ricerca israeliano Alma per il quale dopo la guerra dei 12 giorni, nel giugno dello scorso anno, all'Iran erano rimasti circa 1.500 missili. Nei successivi otto mesi, è stata in grado di produrne altri 1.000, il che suggerisce che Teheran potrebbe agire rapidamente per ricostituire le scorte.

Ore 9.45 – WSJ: «I Paesi del Golfo potrebbero unirsi agli Usa contro l’Iran»

Gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico si stanno avvicinando sempre più a unirsi alla lotta contro l'Iran, inasprendo le posizioni in seguito ai continui attacchi che hanno sconvolto le loro economie e rischiano di dare a Teheran una leva a lungo termine sullo Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wsj. Non si spingono ancora fino al dispiegamento aperto delle proprie forze militari nel conflitto, un limite che i governanti del Golfo speravano di non superare, sebbene la pressione stia aumentando man mano che l'Iran minaccia di esercitare una maggiore influenza sulla regione ricca di risorse energetiche.

Ore 9.15 – Raid Idf sul Libano, colpita anche Beirut

Israele ha preso di mira stanotte sette aree della periferia meridionale di Beirut, secondo quanto riportato oggi dai media statali libanesi. «Aerei da guerra nemici hanno lanciato sette raid durante la notte sulla periferia meridionale, prendendo di mira diverse località», ha riferito la National News Agency. L'esercito israeliano ha ripetutamente bombardato la parte meridionale di Beirut nelle ultime settimane, effettuando anche attacchi mortali in altre zone della capitale e in tutto il Libano.

Ore 8.30 – Israele bombarda Teheran 

Dopo l'attacco missilistico iraniano, con almeno un missile con una testata da 100 chilogrammi di esplosivo che ha causato almeno 6 feriti e ingenti danni nel cuore di Tel Aviv, le forze israeliane stanno colpendo lanciatori di missili e infrastrutture nell'Iran occidentale. Lo riferiscono i media israeliani.

Ore 8 – Raid Usa contro milizie filo-Iran in Iraq: 15 morti

Un raid attribuito alle forze statunitensi nell'ovest dell'Iraq ha causato la morte di 15 miliziani dell'ex coalizione paramilitare Hashed al-Shaabi, note

anche come Forze di mobilitazione popolare, filo-iraniane, in prima linea nella lotta all'Isis e ora integrate nell'esercito di Baghdad.

Ore 7.30 – Missile iraniano su Tel Aviv: feriti

Feriti dopo un attacco missilistico iraniano a Tel Aviv. Lo riferisce Haaretz, precisando che, secondo i servizi di emergenza, le persone coinvolte hanno riportato ferite lievi in uno dei luoghi dell'impatto. Un edificio e la strada adiacente sono stati gravemente danneggiati nel centro di Tel Aviv, dove alcune auto hanno preso fuoco.

Ore 6.50 – Dall’Iran ancora missili contro Israele

l'Iran ha lanciato un'altra ondata di missili contro Israele, secondo quanto

annunciato dalla televisione di Stato, dopo che precedenti attacchi avevano colpito un edificio nel nord dello Stato ebraico e una forte esplosione era stata sentita a Gerusalemme.

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(Unioneonline)

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