Francia, hackerate le celle frigo con il sangue dei donatori: sale l’allerta anche in Italia
Le temperature portate da -30 a 110 gradi centigradi, ma da Parigi assicurano: «Sicurezza delle scorte preservata»(Ansa)
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Dai supermercati alle celle frigorifere che conservano il sangue dei donatori: si allarga il perimetro degli attacchi cibernetici che hanno colpito i diversi Paesi europei. In Francia gli hacker hanno manomesso in tre sedi regionali la temperatura degli impianti che contenevano le sacche di plasma e sangue portandola da -30 a 110 gradi. Nessuna ripercussione sanitaria, assicura il ministero della Salute di Parigi.
L'allarme rimbalza anche in Italia, dove il Centro nazionale sangue ha invitato le strutture trasfusionali "a mantenere la massima attenzione, verificando le temperature e adeguando le misure di sicurezza atte a prevenire i rischi emergenti". Mentre l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha rivolto una nuova, pressante, raccomandazione "a tutti i soggetti pubblici e privati che impiegano tecnologie per il mantenimento della catena del freddo, nonché sistemi di telecontrollo e supervisione industriale, ad adottare con la massima urgenza le misure di verifica e mitigazione già raccomandate".
La rivendicazione
Intanto, sul dark web è apparsa una rivendicazione per la recente campagna di attacchi. A firmarla i gruppi filorussi Noname057(16) e Z-Pentest, che minacciano di colpire anche "acquedotti, centrali elettriche, impianti industriali e siti di stoccaggio alimentare". Ma tra chi indaga prevale lo scetticismo sull'attendibilità della rivendicazione, che contiene elementi reperibili su fonti aperte. Anche se Noname e Z-Pentest sono tra le crew più attive nella propaganda pro Cremlino e la Z-Pentest Alliance - legata al Gru, l'intelligence militare di Mosca - in passato ha colpito infrastrutture in vari Paesi occidentali.
L’attacco in Francia
Lunedì scorso un attacco informatico ha interessato Coolworld, fornitore di servizi di refrigerazione per l'Istituto nazionale del sangue francese (Efs). Quest'ultimo ha fatto sapere che "la sicurezza delle scorte è stata preservata grazie ai sistemi di monitoraggio e allarme delle strutture, nonché alle misure precauzionali immediatamente attuate", aggiungendo che "il monitoraggio del funzionamento e delle temperature di tutte le nostre apparecchiature è stato rafforzato".
In Italia
Misure analoghe sono state disposte dall'Italia, dove il settore sanitario è uno dei più bersagliati dai cybercriminali. La catena del freddo, ha spiegato Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue, "è da sempre un aspetto particolarmente controllato", quanto accaduto in Fancia "richiede tuttavia di alzare il livello di attenzione sugli 'spazi freddi' del sistema sangue". Ma si muove anche l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, dopo gli alert degli ultimi giorni. Oggi il direttore Andrea Quacivi è stato ascoltato dal Copasir, che aveva sentito martedì il direttore dell'Aisi Bruno Valensise. Il punto è che - al di là delle difficoltà di attribuzione degli attacchi - le campagne informatiche ostili sono sempre più massicce e provengono da diversi soggetti, tra i quali ci sono anche "attori statuali" come Russia, Cina, Corea del Nord, Iran. Che puntano a veicolare l'idea di un Occidente impreparato e vulnerabile. E spesso non si tratta di operazioni particolarmente sofisticate, ma di intrusioni che sfruttano gravi negligenze di chi dovrebbe proteggere adeguatamente i propri sistemi. Gli attaccanti ottengono così un grande risalto mediatico con poco sforzo. Da qui il nuovo "invito urgente" diramato in serata dall'Agenzia: la compromissione degli apparati della catena del freddo può infatti "determinare l'interruzione dei processi di refrigerazione, il deterioramento di prodotti e materiali conservati fino all'indisponibilità dei servizi con possibili ripercussioni sulla continuità operativa e sulla salute delle persone".
(Unioneonline)
