Il leader dell'opposizione ungherese, Peter Magyar, ha vinto le elezioni mettendo fine dopo 16 anni all’era di Viktor Orban. Il premier uscente si è congratulato con lo sfidante quando, a metà dello spoglio, era chiara ormai la vittoria di Tisza, il partito europeista di Magyar.

Il leader dell'opposizione ungherese corre verso il traguardo della maggioranza dei due terzi. Con lo spoglio al 45,71%, il partito Tisza di Magyar, calcolando anche gli uninominali, registra 135 seggi, oltre la soglia per la maggioranza fissata a 133. Il Fidesz di Orban si ferma a 57 seggi. Sette invece sono i seggi all'ultradestra di Mi Hazank (Nostra Patria). A livello percentuale il partito Tisza di Magyar si attesta al 51.98% mentre Fidesz di Orban è al 39,38%.

«Grazie Ungheria, abbiamo scritto la storia», il commento di Magyar, che subito dopo la chiusura dei seggi, forte dei sondaggi, aveva detto che «il regime sta vivendo le sue ultime ore». Magyar, conservatore e moderato, ha proprio in Orban il suo mentore politico, con cui ha rotto in seguito a uno scandalo di abusi sessuali in un orfanotrofio statale per cui il premier, riteneva Magyar, non si era preso le sue responsabilità e anzi aveva fatto graziare un funzionario condannato per aver coperto le violenze. Allora, sono passati poco più di due anni, Magyar lo promise: «Il cambiamento può arrivare solo dall’interno, vista l’inettitudine dell’opposizione». Quel video, diventato virale, gli fece guadagnare molti consensi e fu una sorta di autocandidatura.

«Risultato chiaro e doloroso», ammette Orban parlando ai suoi sostenitori. «Ora servirò la nazione dall’opposizione. Il nostro compito è chiaro, quindi il nostro lavoro è rafforzare le nostre comunità».

Finisce così dopo 16 anni l’era di Orban, punto di riferimento dei sovranisti e dell’ultradestra europea, fedele alleato di Vladimir Putin e Donald Trump. Anche per questo, quello odierno era considerato dalle cancellerie Ue il voto più importante dell’anno in Europa.

Altissima l'affluenza: a mezz’ora dalla chiusura delle urne, aveva raggiunto il 77,8%. Già alle 18 era stato superato il record del 2002, quando la partecipazione complessiva si fermò al 70,5%. I seggi si sono chiusi alle 19, al termine di una giornata segnata da una mobilitazione senza precedenti nella storia della democrazia ungherese.

Le reazioni

Elly Schlein: «Sono immagini meravigliose ed emozionanti. Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d'Europa. Ha perso Orban e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini con i loro imbarazzanti video di supporto a Orban e alla sua autocrazia. É una bellissima notizia quella che arriva dall'Ungheria».

Carlo Calenda: «Una grande giornata per l'Europa e per chi vuole tenere la Russia lontana da noi! Complimenti a Magyar e al popolo ungherese. Avanti. Liberiamo l'UE dai servi di Putin (#Salvini)».

Matteo Renzi: «E dopo sedici anni Orban va KO. Dopo Canada e Australia, ecco l'effetto Trump anche in Ungheria. Ma non sottovalutiamo anche il tocco magico Meloni, ormai re Mida al contrario. La nostra premier ha sostenuto gli anti europeisti in Polonia, Spagna e Ungheria: per tre volte i suoi protetti hanno perso. Vince l'Europa, perdono i Maga. Ma che splendida domenica!».

Dal centrodestra italiano il primo e unico a commentare a caldo è Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: «Siamo fortemente ancorati ai principi ed ai valori del popolarismo europeo e, proprio per questo, riteniamo che la vittoria del conservatore moderato Magyar, espressione del Ppe, sia positiva e sia un tassello importante per continuare a costruire un'Europa più forte».

Si fa attendere ma poi arriva, istituzionale, il commento di Giorgia Meloni: «Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Peter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro. Italia e Ungheria - sottolinea la premier - sono nazioni legate da un profondo legame di amicizia e sono certa che continueremo a collaborare con spirito costruttivo nell'interesse dei nostri popoli e delle comuni sfide a livello europeo e internazionale».

(Unioneonline)

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