Assalitore dell'Ohio intervistato dal giornale del campus: "Qui ho paura di pregare"
"Non lo sopporto più. America! Smetti di interferire in altri paesi, specialmente nella comunità musulmana. Non siamo deboli. Non siamo deboli, ricordatene".
È uno dei messaggi postati su Facebook tre minuti prima dell'attacco portato a termine ieri al campus della Ohio State University (Usa) in cui sono rimaste ferite 11 persone.
La polizia, che sta esaminando il testo, lo ritiene legato all'assalitore, Abdul Razak Ali Artan, il quale avrebbe invocato il nome del presunto leader di al Qaeda, Anwar Al-Awlaki, morto nel 2011 in Yemen, e che viene definito "un eroe".
"Se volete che i musulmani smettano di compiere attacchi ad opera di lupi solitari, allora fate la pace. Non vi faremo dormire fino a quando non darete la pace ai musulmani": il messaggio appariva sul social network con un'immagini in cui compariva lo schermo di un computer.
L'assalitore, 18enne di origine somala, ha travolto gli studenti del campus con un'auto, poi li ha accoltellati, infine è stato ucciso.
Il giovane era stato anche intervistato dal giornale del campus, The Lantern, che aveva pubblicato il pezzo ad agosto sulla sua versione cartacea.
Nel pezzo il 18enne parlava del suo essere musulmano e affermava che la Columbus State offriva più postazioni dedicate alla preghiera.
"Avevamo stanze per pregare, perché noi musulmani dobbiamo pregare cinque volte al giorno", dichiarava Artan, poi si diceva spaventato di pregare apertamente nel campus. "Questo - aggiungeva - è un posto enorme e io non so nemmeno dove pregare. Se la gente mi guarda, non so cosa possa pensare. Ma l'ho appena fatto, sono andato dietro l'angolo e ho pregato".