Nessun ferito tra gli italiani. Si sbagliava chi pensava che finite le elezioni sarebbe tornata improvvisamente la calma. Nel frattempo il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha sottolineato il giudizio positivo espresso dalla comunità internazionale nei confronti del lavoro svolto dai militari italiani in Afghanistan. Il primo caporalmaggiore della Folgore Simone Mereu, 27 anni, di Marrubiu (Oristano), prova a sdrammatizzare. E dice: "E' stato come un incidente stradale". In realtà il boato è stato assordante e probabilmente si deve ancora una volta a 'San Lince', come i militari chiamano affettuosamente il blindato che ormai tante volte ha salvato loro la vita, se l'ordigno ha solo reso inutilizzabile il mezzo. Il primo attentato va in scena poco prima di mezzanotte vicino a Pusht Rod, 20 chilometri a nord di Farah. "Stavamo conducendo un'operazione di controllo del territorio congiunta: 11 mezzi italiani e tre dell'Ana, l'esercito afghano", racconta il generale Rosario Castellano, comandante dei circa 5.500 militari italiani e di Isaf schierati nell'ovest. "L'esplosione è avvenuta mentre l'ottavo mezzo del convoglio affrontava una curva: il Lince però ha retto bene e non ci sono stati feriti". Non è ancora chiara la natura dell'ordigno, se si è trattato di una mina anticarro su cui è finita una ruota del mezzo, oppure di un Ied, un ordigno improvvisato azionato a distanza: "Sono in corso accertamenti - si limita a dire Castellano - ma, visti i danni, l'esplosivo doveva essere meno di 12 chili". Sufficienti, comunque, a far prendere un bello spavento al primo caporalmaggiore Mereu e compagni. "Una gran botta", racconta il giovane sardo, da cinque mesi in Afghanistan e alla sua prima esperienza di questo tipo. "Ma oggi - assicura - si ricomincia". Nel primo pomeriggio - verso le 14, ora locale - il secondo attentato. L'area è più o meno la stessa: Shiwan, provincia di Farah, distretto di Bala Baluk. Militari dell'Ana, l'esercito afgano, devono portare rifornimenti ad una loro base avanzata e chiedono una mano ai parà della Folgore che presidiano quella zona. Le due pattuglie si ricongiungono e, poco dopo, lungo la famigerata strada 517, scatta l'agguato. Una vera e propria imboscata. L'esplosione di un ordigno investe un mezzo dell'Ana (nessun ferito); subito dopo il convoglio viene preso di mira con ogni tipo di armi. Italiani e afgani rispondono al fuoco. Tutti illesi, alla fine, ma sul terreno resta un numero non quantificato di 'insurgents'. Quanti? Al comando italiano si limitano a dire che il gruppo degli aggressori "era composto da circa venti persone". I due episodi, spiega il generale Castellano, "confermano che quell'area della provincia di Farah (la stessa dove il 14 luglio venne ucciso il parà Alessandro Di Lisio - ndr) è sempre molto calda". La strada 517 "è un'arteria di importanza strategica per gli insorti, perché collega alcuni nodi stradali nevralgici e attraversa una zona dove c'è una forte coltivazione di oppio. Ed è per questo che, con le forze di sicurezza locali, vi esercitiamo una pressione particolare". Nel mese di agosto gli attacchi e gli attentati ai militari italiani nell'ovest sono stati 125, finora; a luglio erano stati 134 e a giugno 135, il picco dell'intero 2009. Da maggio a luglio sono stati 371, contro i 169 dello stesso periodo dell'anno scorso. Ma con le elezioni alle spalle "si dovrebbe ora assistere - spiega il generale Castellano - ad un calo graduale": 120 attacchi settembre, 90 a ottobre, 110 a novembre e una sessantina a dicembre.

LE ELEZIONI A cinque giorni dall'election day, sono attesi per oggi i primi risultati parziali delle presidenziali in Afghanistan. Secondo fonti diplomatiche, la Commissione elettorale indipendente "offrirà dati sul 10-15% dei voti: un campione rappresentativo di tutto il territorio nazionale. Poi si proseguirà con un ritmo di un nuovo 10% al giorno". Ieri, intanto, nuovo prematuro annuncio di vittoria al primo turno del presidente uscente, Hamid Karzai: "Ha vinto col 68% dei voti", secondo il ministro delle Finanze, Hazrat Omar Zakhilwal.
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