Insomma, alla fine l’Italia, ma anche l’Europa, importa il gas liquefatto dagli Stati Uniti di Donald Trump che adesso lo compreranno a loro volta a basso costo dalla Russia di Vladimir Putin. Donald Trump decide in via unilaterale e autoreferenziale e tutti gli europei, a quanto pare, dovranno adeguarsi, andando appresso di conseguenza.

Sembra proprio, e non è affatto una novità, che l’alleato (se così ancora lo si voglia considerare) occidentale faccia il bello e il cattivo tempo senza colpo ferire e senza condividere con alcuno i suoi intendimenti. Taluno potrebbe pure esclamare: «Dagli amici mi guardi Dio che ai nemici ci penso io». Ma tant’è. Se questa “pensata” sarà sufficiente a salvarlo in vista delle prossime elezioni di Midterm nessuno può dirlo, e probabilmente, tutto considerato, non sarà poi così utile allo scopo. Il punto sembrerebbe tuttavia un altro, una questione di metodo diciamo: l’antico adagio “divide et impera”, con Donald Trump, sembra conoscere la sua espressione più vera e sincera. Oriente (Russia e Cina) e Occidente (Stati Uniti) si incontrano comprimendo il Mondo di Mezzo (Europa). Se poi si considera la circostanza che siffatta fornitura di gas russo sarà esentata dalle sanzioni fino quanto meno al mese di aprile, allora il gioco è fatto. E sembrerebbe che l’epilogo del conflitto russo-ucraino sia ormai segnato. Forse, chissà. Sullo sfondo, probabilmente, soltanto l’amarezza della ininfluenza europea, della sua mancanza di autonomia e capacità di autodeterminazione. Dapprima, con l’accordo energetico tra Italia e USA voluto da Giorgia Meloni e Donald Trump si era tentato di rafforzare la sicurezza sul gas, ma a ben considerare è unicamente servito a passare da una dipendenza da Mosca (a basso costo) a una dipendenza da Washington (che poi così a basso costo non è). L’Unione Europea continua a rimare all’angolo della storia, tra aspirazioni di unitarietà politica e militare e completa autonomia e continue divisioni interne.

E se Donald Trump, secondo quanto riportato dalle Agenzie di Stampa, ha voluto dichiarare che "grazie al … controllo dello Stretto di Hormuz e a questo importante annuncio sull'energia russa, i prezzi del gasolio per gli americani e per il mondo intero caleranno rapidamente e in misura record", Bruxelles, per il tramite di un portavoce, ha voluto sottolineare che “l'Ue sta riducendo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi e continuerà a farlo con determinazione”. Questione di strategia, si potrebbe esclamare. Ma, a chi giova? “A bocce ferme”, come si suol dire, la circostanza, nel suo insieme considerata, porta vantaggi unicamente al Presidente Vladimir Putin, sia sul piano economico sia sul piano dell’evidente ed indiscutibile riconoscimento politico. La Russia, con Donald Trump, torna protagonista d’eccellenza, ponendosi come leader economico necessario ad assicurare la stabilità dei prezzi. A voler guardare la situazione con una sufficiente dose di cinismo, c’è poco da star tranquilli. Il messaggio che arriva è piuttosto chiaro e probabilmente per nulla rassicurante nel breve e medio termine. Tutto sembra volersi decidere sulla base del solo interesse americano, o meglio del suo attuale Presidente, il quale sembrerebbe arrogarsi il diritto di scegliere strategie e alleanze senza curarsi di alcun che, mentre l’Unione Europea, priva di ogni minimo potere negoziale sul piano internazionale per difettare di ogni forma di autosufficienza, e ferma per così dire “ai blocchi di partenza”, potrebbe ben ritrovarsi a fare i conti per sostenere con fatica, e già lo fa, impegni economici stringenti. Donald Trump sembra aver fatto della contraddizione la sua cifra politica. E l’Unione Europea, Italia compresa, paga.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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