Moby Prince, 35 anni fa l’immane tragedia. Mattarella: «Impegnarsi perché simili eventi non si ripetano»
L'incendio che avvolse il traghetto diretto ad Olbia provocò la morte di 140 persone, tra loro 26 sardi, con un solo superstite. Le iniziative a Livorno per non dimenticareVideo di Nicola Scano
Ricorre oggi il 35esimo anniversario della tragedia del Moby Prince, la più grande sciagura della marineria civile italiana che si consumò la sera del 10 aprile 1991 davanti al porto di Livorno. L'incendio che avvolse il traghetto diretto ad Olbia provocò la morte di 140 persone, tra loro 26 sardi, con un solo superstite, il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrandt.
«Ricorrono 35 anni dalla tragedia che coinvolse il traghetto Moby Prince – le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella -. La Repubblica si stringe ai familiari di quanti persero la vita, alla città di Livorno che mai potrà dimenticare il dramma vissuto, ai tanti che nel tempo si sono adoperati per ricostruire fatti e responsabilità, riuscendo a chiarire aspetti a lungo oscuri, anche se purtroppo permangono interrogativi che non hanno ricevuto esaustive risposte. Centoquaranta morti l'insopportabile prezzo dell'incidente più grave della nostra navigazione civile. Tragedia che poteva e doveva essere evitata e a cui fecero seguito, per altro, disorganizzazione e ritardi nella gestione dei soccorsi. Dal ricordo e dalla memoria che facciamo oggi deve rinnovarsi l'impegno perché simili eventi non possano ripetersi in futuro, alzando l'attenzione sulle norme di prevenzione e sugli standard di sicurezza in mare. Un impegno delle istituzioni e dell'intera comunità».
LE INIZIATIVE – Oggi il Comune di Livorno, con il patrocinio della Camera dei Deputati, della Regione Toscana, della Provincia di Livorno, dell'Associazione "140 Familiari delle Vittime del Moby Prince" e dell'associazione "10 Aprile Vittime del Moby Prince", celebra l'anniversario con iniziative "Per non dimenticare".
Presenti numerosi familiari delle vittime insieme ai rappresentanti delle amministrazioni di provenienza con i rispettivi Gonfaloni, e ai rappresentanti delle istituzioni locali, provinciali e regionali. In rappresentanza del presidente della Camera dei deputati partecipa Pietro Pittalis, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince.
Il programma prevede la deposizione di una corona presso la scultura "Koningin Juliana", monumento in ricordo delle vittime del Moby Prince. Alle 12, in Cattedrale, funzione religiosa officiata dal vescovo di Livorno Simone Giusti. Alle 14:30 a Palazzo Civico, in sala consiliare, saluto del sindaco Luca Salvetti ai familiari delle vittime e ai rappresentanti delle istituzioni. A seguire, alle 16: 30 partirà da piazza del Municipio il corteo che raggiungerà il porto Mediceo, dove alle 17, presso la lapide dedicata alle Vittime del Moby Prince (piazza dell'Arsenale), sarà depositato un cuscino di rose inviato dal Presidente della Repubblica e una corona di alloro a cura dell'Amministrazione comunale. È prevista la lettura dei nomi delle vittime e il lancio di rose in mare. La cerimonia si concluderà con la consegna, da parte dei parenti delle vittime, di un mazzo di rose alla squadra di rugby "Lions Amaranto", che gli atleti, in occasione della trasferta in Sardegna, lanceranno nelle acque del porto di Olbia. (ANSA).
LA RICOSTRUZIONE – 10 aprile 1991, Livorno, ore 22.25. È buio pesto quando il traghetto della Navarma Moby Prince, appena salpato dalla Calata Carrara, sta per lasciare la rada del porto livornese in direzione Sardegna, Olbia.
Accade l’irreparabile: la nave si va a schiantare contro la petroliera Agip Abruzzo, del gruppo Eni, carica di petrolio iraniano. L’urto provoca un vastissimo incendio che viene alimentato dal petrolio fuoriuscito dalla petroliera. Muoiono praticamente tutti: 140 persone tra equipaggio e passeggeri, 26 sardi. Unico sopravvissuto il giovane mozzo napoletano.
L’equipaggio della petroliera viene messo in salvo rapidamente, la Moby Prince viene letteralmente ignorata. I soccorsi non arrivano mai e gli occupanti vengono lasciati in balia delle fiamme e della morte. Dei 140 cadaveri solo uno verrà trovato in acqua, l’unico morto per annegamento.
(Unioneonline/v.l.)