Meloni: «Sull'energia servono risposte strutturali. L’Italia non è nell’Europa per dire sempre sì»
La premier all'assemblea di Assolombarda a Milano: «O decisioni di lungo periodo o rischiamo di restare in balìa dell’emergenza»«Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell'emergenza». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul caro energia intervenendo all'assemblea di Assolombarda a Milano.
«In questi anni – ha scandito – il governo ha stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia, ma è una gestione dell'emergenza e servono risposte strutturali di lungo periodo», ha sottolineato la premier, ricordando tra le misure adottate la riduzione degli oneri in bolletta, l'eliminazione del differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo, e strumenti come il gas release e l'energy release.
«Quando le tensioni in Medio Oriente e lungo le rotte del Golfo hanno fatto schizzare i prezzi dei carburanti - ha ricordato ancora - il governo è intervenuto con il taglio delle accise, le accise mobili e l'abolizione del bollo auto su alcune vetture, e ha rivolto alle principali società energetiche un appello a calmierare i prezzi, a cui diverse compagnie hanno risposto positivamente». Nel suo intervento, Meloni ha ricordato anche che la potenza installata con le rinnovabili «è cresciuta di quasi il 40% e che è stata rilanciata la produzione nazionale di petrolio e gas, perché non è sensatissimo comprarli a migliaia di chilometri da qui quando una parte la possiamo estrarre in Italia».
Sul nucleare sono state realizzate «le condizioni utili per avviare un percorso che ha un obiettivo ambizioso e necessario, cioè di arrivare ad avere la prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, e si continuerà a lavorare».
Sull’inflazione: il contesto geopolitico alimenta «un'inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa e molto su famiglie, sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici. L'Europa non può non tenerne conto» perché «in Italia, come in altre nazioni, in Italia come in altre nazioni, una parte importante della spesa si adegua automaticamente all'inflazione per legge». Di questo «ne ha discusso il ministro Giorgetti all'Ecofin di qualche giorno fa e riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì. Si tratta dal nostro punto di vista di una proposta semplice, di buon senso oltre che di responsabilità» perché «quella spesa» aggiuntiva «occupa lo spazio che le regole europee ci consentono e lo sottrae a tutto il resto, alle imprese, agli investimenti, alla crescita».
«Ricordo a me stessa e a chiunque abbia a cuore questa nazione, che l'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì. Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa». Questo perché «l'Italia è tra le nazioni che l'Europa l'hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va, non per indebolirla, ma esattamente per il contrario, per renderla più forte».
(Unioneonline)
