Un quarantenne palermitano, per la prima volta, alla guida dell'Associazione nazionale magistrati. È con Giuseppe Tango che ripartono i tentativi di dialogo tra le toghe e il governo, sulle macerie delle polemiche e dei veleni provocati dalla campagna referendaria sulla riforma della Giustizia. Per il nuovo presidente del sindacato è stata una vittoria annunciata, con una votazione decisa subito e attraverso un consenso praticamente unanime: 31 voti e nessun astenuto. Tango, successore del dimissionario Cesare Parodi, era già stato il più votato nella sua corrente di Magistratura Indipendente (la corrente più a destra) alle ultime elezioni ma fu costretto a cedere il passo a Parodi per equilibri tra correnti.

Ora che la proposta dell'Esecutivo su separazione delle carriere e doppio Csm sono stati bocciati, la figura del 43enne - giudice del lavoro a Palermo - è considerata la migliore per rilanciare anche l'immagine della magistratura di fronte alla società civile. Secondo la linea dell'Anm, Tango rappresenta quella nuova generazione di magistrati - compresa in quella dei cosiddetti “millennial" - avulsa dai rischi di un ancoraggio alle vecchie logiche del correntismo finite sotto accusa - dalla politica in primis - in seguito alla vicenda Palamara. Nel suo primo discorso come presidente e subito dopo lo scrutinio, già preceduto da una sorta di elezione per acclamazione visti gli applausi alla lettura del suo nome, Tango ha messo in chiaro la sua linea: «Da domani ci metteremo tutti al lavoro insieme agli altri attori della giurisdizione per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia, li viviamo quotidianamente, e riannodando, se fosse possibile, quei nodi di un autentico dialogo con l'interlocutore politico».

L'intento è quello di far partire subito un nuovo tavolo con il governo ripartendo da quegli otto punti da cui l'Anm era partita nell'incontro di un anno fa a Palazzo Chigi, dalla necessità di ragionare sui numeri delle piante organiche e al tema degli applicativi informatici. In questo senso da via Arenula, attraverso il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, era già arrivata la disponibilità a tendere una mano. Nella giunta esecutiva centrale restano il vice presidente, Marcello De Chiara di Unicost, e il segretario generale, Rocco Maruotti di Area così come Cesare Parodi, dimessosi da presidente subito dopo la chiusura delle urne lunedì scorso per motivi familiari, resterà nel Comitato direttivo centrale. Il segnale però è chiaro: l'intenzione è di promuovere un cambiamento importante a partire dalla nuova guida, rappresentata da una giovane toga.

Lo stesso Parodi, nel dare ufficialmente il suo addio, ha indicato la strada passando il testimone: «La vittoria al referendum, giunta dai cittadini, è una delega forte ma non in bianco. Non è un certificato che tutto funziona bene nella magistratura. La fiducia ci è stata concessa, dobbiamo meritarla. La magistratura non gode più di una fiducia automatica. Il cambiamento arriverà e la credibilità dipende dal comportamento che sapremo assumere come singoli e come associazione. La credibilità si misura sulla trasparenza, la coerenza. Servono segnali concreti e distanza chiara dall'opacità e contro i personalismi». Difficile però che possano essere trovate a breve termine delle intese su una nuova legge elettorale per la corsa al Consiglio superiore della magistratura, che si rinnoverà a fine anno: «Non so se ci sono i tempi per rivederla, anche se ci sono delle forti istanze di rinnovamento in questo senso», spiega l'Anm. 

«Prendo atto delle dichiarazioni del nuovo Presidente dell'Anm Giuseppe Tango al quale auguro un buon lavoro e un fruttuoso rapporto con noi. Sono certo che, dopo questo momento di contrapposizione, riusciremo a trovare gli elementi di concordia per una giustizia più efficiente e più moderna. Rinnovo anche il mio cordiale saluto al presidente e amico Cesare Parodi». Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio a commento della nomina del nuovo Presidente dell'Anm. 

(Unioneonline)

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