Esplode il caso Minetti, il Colle a Nordio: «Servono verifiche sulla grazia». Lei: «Notizie infondate e lesive»
La Procura apre nuovi accertamenti sull’ex consigliera dopo le rivelazioni del Fatto QuotidianoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il caso Minetti diventa una bomba a orologeria. Con un'inusuale lettera indirizzata al ministero della Giustizia, fino al 1999 chiamato di Grazia e Giustizia, il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio su «supposte falsità» nell'istruttoria che ha poi portato alla firma del presidente Sergio Mattarella al provvedimento di clemenza. La grazia a Nicole Minetti, famosa per la vicenda di "Ruby rubacuori" spacciata come nipote del presidente egiziano Mubarak, ha di fatto cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato (per i processi Rimborsopoli e Ruby ter) che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali.
La bolla è scoppiata dopo un'inchiesta del "Fatto Quotidiano" che ha snocciolato una serie di elementi non lusinghieri sulla vita attuale di Minetti, avanzando dubbi sulla regolarità dell'adozione di un minore con gravi problemi di salute. Aspetto, quest'ultimo, che sarebbe stato determinante nel via libera alla grazia. In sostanza, secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella richiesta di Grazia. La replica di Minetti arriva dopo qualche ora ed è decisa: «Le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare», ha fatto sapere annunciando iniziative legali.
Oggi comunque, con la secca lettera al ministro della Giustizia, il presidente - che non ha sentito direttamente Nordio - vuole che sia fugato ogni dubbio con la massima celerità. Dai toni del comunicato del Colle emerge l'irritazione del capo dello Stato anche se al Quirinale si spiega che non si tratta di una presa di posizione pro o contro avendo come metro di valutazione solo le circa 50 cartelle dell'istruttoria costruita dalla procura di Milano.
Documento che indicava come Minetti avesse cambiato radicalmente vita anche dopo essere diventata la compagna di Giuseppe Cipriani junior (anche lui finito nel mirino del "Fatto"), famiglia famosa nel mondo per l'Harry's bar. Fonti del Quirinale infatti hanno sottolineato come il presidente della Repubblica «non disponga di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall'autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia». Chiaro quindi che la palla è stata rispedita con precisione a Carlo Nordio che ha garantito una prima risposta in 24 ore.
E che è arrivata in maniera criptica in serata: «In relazione alla procedura di grazia che ha interessato la signora Nicole Minetti, il ministero della Giustizia dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura». In sostanza, sembra di capire, ciò che è arrivato a via Arenula dalla Procura non conteneva niente di quanto scritto dal "Fatto Quotidiano". Come è chiaro non si tratta di una smentita al quotidiano. Ma che le verifiche siano partite - e dovranno essere scrupolose - lo si evince anche da una nota della Procura di Milano che si è subito attivata: «Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l'autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo», ha fatto sapere il sostituto procuratore della Corte d'Appello di Milano, Gaetano Brusa. Autorizzazione che è arrivata in serata.
Non sarà facile e, probabilmente, non veloce ottenere risposte visto che la procura attende, sempre dal ministero, il via libera ad indagare all'estero, più precisamente in Uruguay dove la coppia Minetti-Cipriani vive una parte dell'anno. Il mondo della politica assiste più o meno silenziosamente a questo caso davvero particolare anche se l'opposizione ne approfitta per sparare contro un ministro, Carlo Nordio, già indebolito dalla sconfitta referendaria e dalle dimissioni forzate della sua capo gabinetto Giusi Bartolozzi. «Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c'è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo», attacca il Pd con la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
(Unioneonline)
