C'è un ambizioso progetto che farà rivivere, grazie al "Gemello digitale", l'intero patrimonio storico, legato all'industria del formaggio in Sardegna, che è stato inserito nel bando dei Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale. Un progetto di respiro nazionale, che vale circa 2 milioni di euro di finanziamenti, candidato al Prin, dedicato allo studio, alla digitalizzazione e alla valorizzazione del patrimonio storico dell'impresa casearia Albano, legato al complesso dell'ex caseificio industriale di Macomer. Capofila accademico è l'università di Salerno, che propone un «gemello digitale» dello storico caseificio, non solo una copia tridimensionale dell'edificio, ma uno strumento che mette insieme il rilievo e la ricostruzione digitale del fabbricato, l'analisi dell'archivio storico con strumenti di intelligenza artificiale (per leggere la corrispondenza commerciale, riconoscere marchi, etichette e fotografie e collegare tra loro tutte le fonti), la raccolta delle testimonianze orali di chi ha conosciuto il caseificio e il coinvolgimento dei cittadini nel recupero delle foto e dei documenti dispersi nelle famiglie.

L'ambizione non è valorizzare un solo sito, ma costruire un metodo che si possa ripetere altrove, per ridare vita ai luoghi dell'industria dismessa delle aree interne. All'iniziativa vi lavorano anche l'università di Chieti e Pescara, quella della Campania, della Basilicata e il Cnr, oltre ai garanti scientifici, quali l'associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale e la Rete Internazionale per la Storia, gli Archivi e i Musei d'Impresa del Mezzogiorno.

Una candidatura al Prin sostenuta dal Comune di Macomer, dal Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano, la Bdr (Bozzano, Dalmasso e Società Romana), Sergio Contini, custode del vecchio frantoio, quindi il Centro Servizi Culturali di Macomer. C'è anche l'interesse dell'Arst e del Gal Marghine, mentre Umberto Cocco, di "Paesaggio Gramsci" e il facilitatore culturale. Francesco Albano, ideatore e promotore del progetto, dice: «La speranza è ritrovare nella cultura quella centralità industriale che a Macomer si è assopita negli anni. Questo territorio ha un potenziale fortissimo, legato alla sua storia di terra di prima industrializzazione. Stiamo riannodando questi fili a guardare avanti, a prescindere dall'esito del bando».

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