Sardegna e Costiera Amalfitana, due modelli per la stessa sfida
La Costiera Amalfitana e la Sardegna chiudono l’estate con numeri solidi, ma raccontano due modelli turistici profondamente diversi. La prima concentra in pochi chilometri una delle offerte a più alto valore aggiunto del Mediterraneo; la seconda distribuisce il turismo su 24 mila chilometri quadrati, con coste, città, borghi e territori interni molto diversificati.
Il bilancio appena diffuso dal Ministero del Turismo aggiunge un dato significativo: tra giugno e agosto la Sardegna ha raggiunto il 67,2 per cento di saturazione delle strutture presenti sulle piattaforme online. È il secondo valore più alto d’Italia, praticamente alla pari con il Trentino. Rispetto all’estate 2025 la saturazione è aumentata di 13 punti.
Ma dietro i numeri cambia il mercato. Agosto ha sostanzialmente tenuto i livelli dello scorso anno, con soggiorni più brevi e una flessione degli italiani, compensata dalla crescita degli stranieri. Settembre è invece in aumento e le prenotazioni arrivano ormai anche a ottobre.
È proprio qui che Sardegna e Costiera Amalfitana cominciano ad assomigliarsi. Anche tra Amalfi, Positano, Ravello e Maiori luglio e agosto non sono più necessariamente il centro assoluto della stagione. Il turismo internazionale, americano e nord-europeo soprattutto, tende a preferire settembre e ottobre, con temperature più miti e una minore congestione. La stagione 2026, dopo prenotazioni inizialmente più lente, sta sostanzialmente confermando i numeri del 2025.
Diversa è invece la struttura dell’offerta. La Costiera è una destinazione internazionale “premium”: alberghi di alta gamma, ristorazione, paesaggio, borghi, cultura, ceramica, nautica ed esperienze concentrate in uno spazio ridottissimo. Il suo indice di reputazione turistica raggiunge 88,8 su 100; nell’ultimo rapporto del Distretto le tariffe alberghiere sulle piattaforme sono cresciute del 5,2 per cento e quelle degli affitti brevi dell’8,8.
La Sardegna offre invece una gamma molto più ampia: dal lusso della Costa Smeralda al turismo familiare, dalle seconde case ai resort, dall’agriturismo ai cammini, dall’archeologia ai borghi. Nel 2025 erano censiti quasi 460 mila posti letto. E la scommessa è portare una quota crescente di questa domanda lontano dalle spiagge e dai due mesi centrali dell’estate.
La destagionalizzazione comincia a produrre risultati: secondo la Regione, lo slow tourism ha contribuito a una crescita del 40 per cento delle presenze nella media stagione.
Resta però un problema comune: la pressione dei flussi. In Costiera significa traffico, parcheggi, trasporti e affollamento, tanto da rendere necessaria una gestione coordinata attraverso la Carta di Amalfi. In Sardegna significa reti idriche, fognature, energia, rifiuti e viabilità sottoposti nei mesi di punta a carichi enormemente superiori a quelli della popolazione residente.
Due destinazioni dunque difficili da confrontare soltanto attraverso i numeri. La Costiera Amalfitana punta sulla concentrazione, sull’internazionalizzazione e sull’alto valore della spesa turistica. La Sardegna dispone di spazi e di un’offerta incomparabilmente più vasta, ma deve ancora trasformare questa dimensione in una stagione realmente lunga.
La sfida, alla fine, è la stessa: trasformare il successo delle presenze in valore stabile, senza consumare proprio ciò che rende uniche le due destinazioni.