Sanità nelle carceri sarde, Marceddu: «Servono il doppio di medici e infermieri»
La sanità penitenziaria in Sardegna è «al limite della sostenibilità». A denunciarlo è Massimo Marceddu della UIL Funzione Pubblica, che nell’intervista traccia un quadro segnato dalla grave carenza di medici, infermieri e operatori sociosanitari nelle principali carceri dell’Isola. Secondo i dati raccolti dal sindacato, nelle quattro maggiori strutture penitenziarie sarde operano complessivamente 23 medici, 63 infermieri e 21 OSS. Numeri che, per la UIL FP, dovrebbero essere almeno raddoppiati per garantire un’assistenza adeguata ai detenuti e condizioni di lavoro sostenibili per il personale. Marceddu richiama in particolare le criticità di Uta, Sassari-Bancali, Badu ’e Carros e Massama, dove alla carenza degli organici si aggiungono difficoltà strutturali, turni non sempre coperti e problemi nel reclutare e soprattutto trattenere i professionisti. La UIL FP chiede una cabina di regia regionale tra Regione, aziende sanitarie, amministrazione penitenziaria e rappresentanti dei lavoratori. Tra le proposte anche incentivi economici specifici per il personale sanitario delle carceri, sul modello della delibera regionale 33/53, con l’obiettivo di rendere il settore più attrattivo e garantire continuità all’assistenza.
