San Cesello: i segreti di una piccola chiesa nel quartiere di Villanova
Nel quartiere di Villanova, le basse case con cortile, ricordano ancora adesso il suo passato rurale. I confini di questo rione terminavano, un tempo, dove avevano inizio ampie distese di campi e di terreni agricoli. Ed è proprio tra le sue vie, precisamente nella via San Giovanni, che si trova un piccolo luogo di culto che racconta un'importante pagina della storia della nostra città.
Furono gli appartenenti al gremio dei bottai a edificare, agli inizi del 1700, la chiesa di San Cesello. Vedendola dall'esterno si direbbe che sia un edificio modesto e in effetti anche il suo interno non è sicuramente sontuoso. Ma può accadere, come in questo caso, che le cose semplici siano in grado di stupirci e di raccontarci delle storie affascinanti. Così, una volta varcato l'ingresso troviamo un bell'altare, la cui particolarità non risiede tanto nelle sue colonne o nelle sue decorazioni, ma nelle tele in esso contenute.
Qua si trovano due dipinti di scuola spagnola. Quello a destra raffigura l'arresto di San Lussorio, quello a sinistra il suo martirio, a cui assistono in attesa del loro turno, i santi bambini Cesello e Camerino. Nel primo dipinto è ritratta sullo sfondo una porta di accesso che oggi non esiste più. Si tratta della porta Cabaňa o Cavagna e rappresenta un dettaglio fondamentale per ricostruire come doveva apparire un tempo questo luogo.
La porta, il cui nome ha probabili origini agresti, era collocata nei pressi della chiesa e prima di essere demolita, rappresentava per chi proveniva dalle campagne, uno degli accessi al quartiere di Villanova, un tempo circondato da mura difensive. Ma le sorprese che questa chiesa offre non finiscono qui. Nella sua pavimentazione, secondo una tradizione molto diffusa in passato, sarebbe esistita una botola, collegata a un passaggio sotterraneo, in grado di condurre direttamente alla chiesa di San Saturnino. Non abbiamo un riscontro della sua esistenza ma, vista la grande quantità di passaggi e cuniculi segreti presenti nella nostra città, non è difficile immaginare come negli anni passati questa voce fosse così diffusa.
