Rinnovabili alla sfida della domanda in crescita e reti sature

25 giugno 2026 alle 09:59
Roma, 25 giu. (askanews) - Il mercato delle energie rinnovabili in Italia sta attraversando una fase ricca di contraddizioni: a fronte di una domanda esplosiva per le comunità energetiche, la nuova capacità installata nel 2025 si è fermata a 5.620 MW, registrando un calo del 8,8% rispetto all'anno precedente a causa dei limiti strutturali della rete elettrica nazionale. In questo scenario complesso, il fotovoltaico non è più una tecnologia da spiegare, ma una leva economica concreta per imprese e territori. La vera sfida, oggi, è rendere il sistema capace di trasformare questa domanda in investimenti realmente realizzabili e bancabili.È in questo contesto di mercato che emerge eGreen, realtà con sede operativa a Cosenza e legale a Milano, guidata da Pierluigi Benemerito. Attivo nel settore dal 2011, Benemerito ha impresso all'azienda una direzione chiara: eGreen non si posiziona come semplice installatore, ma opera come ESCo (Energy Service Company) certificata, un operatore strutturato in grado di ridurre il rischio decisionale e operativo di chi investe. Il modello di business si fonda su un approccio che integra indissolubilmente competenze tecniche, solidità esecutiva e visione finanziaria, quest'ultima maturata dal founder anche attraverso una precedente esperienza nel settore fintech in cui ha fondato e gestito una piattaforma di lending crowdfunding.Questo approccio integrato si traduce in un accompagnamento totale del cliente: dall'analisi preliminare alla realizzazione dell'impianto, fino alla gestione degli incentivi e alla manutenzione. Un elemento di forte differenziazione sul mercato è l'introduzione di una garanzia contrattuale sulla produzione: se l'impianto fotovoltaico non produce i kilowattora messi nero su bianco in fase di progettazione, eGreen interviene economicamente per coprire la differenza, dimostrando una solidità progettuale che rassicura gli investitori in un settore a volte percepito come opaco.La capacità di un operatore strutturato si misura anche nella gestione delle complessità infrastrutturali. A fronte di tempi di allaccio che in alcune zone della Calabria e non solo hanno superato anche i due anni e mezzo, eGreen ha introdotto rigorosi protocolli interni nella fase preliminare per valutare l'effettiva fattibilità tecnica e temporale dei progetti. Benemerito evidenzia un paradosso: la transizione energetica richiede più impianti rinnovabili, ma in molte aree la rete non offre ancora una visibilità operativa sufficiente per programmare gli investimenti con rapidità. Mappe e indicatori pubblici aiutano a capire se un'area è potenzialmente critica, ma prima della TICA non consentono sempre di valutare con sufficiente certezza quanta capacità sia realmente disponibile, con quali opere e in quali tempi dichiara Benemerito e continua proprio questa incertezza crea un collo di bottiglia che rallenta la scelta di un operatore come eGreen nel decidere se puntare su un determinato territorio con soluzioni di autoconsumo diretto, produzione o, eventualmente, con progetti legati alle BESS, contribuendo alla stabilizzazione della rete .È proprio in questo spazio, tra domanda dei territori e complessità della rete, che il ruolo di un operatore strutturato diventa decisivo. Perché la transizione energetica non si misura solo nei grandi piani nazionali, ma anche nella capacità di trasformare iniziative locali in progetti tecnicamente sostenibili, finanziabili e gestibili nel tempo. Sul terreno, qualcosa si muove dal basso. Ad Arena, in provincia di Vibo Valentia, lo scorso autunno sei imprenditori locali hanno promosso una comunità energetica rinnovabile basata su un impianto da 858 kWp, oggi in fase di realizzazione ed atteso operativo entro fine anno. Un progetto che una ricaduta sul territoriale potenziale su circa 500 famiglie, affidando a eGreen per l'impostazione complessiva del progetto dalla valutazione preliminare alla strutturazione tecnico-finanziaria. Il caso è emblematico. Le CER nascono dalla spinta dei territori, ma faticano a raggiungere la scala necessaria per reggersi economicamente. Le comunità energetiche rappresentano uno strumento ad alto valore sociale e territoriale osserva Benemerito, ma serve un'evoluzione che consenta anche l'ingresso di attori in grado di investire senza snaturare la funzione collettiva. Il passaggio da iniziativa di quartiere a modello replicabile richiede competenze finanziarie e gestionali che nei piccoli centri, semplicemente, non ci sono.Accanto ai nodi infrastrutturali, il settore continua inoltre a fare i conti con la variabilità dei costi legata alle tensioni globali. Componenti essenziali come rame, trasformatori, quadri elettrici e cablaggi risentono in modo diretto dell'instabilità internazionale sottolinea Benemerito. In questo contesto, diventa ancora più importante la capacità di programmare per tempo gli interventi, proteggere i cantieri già pianificati e mantenere la sostenibilità economica dei nuovi investimenti anche in uno scenario di prezzi e tempi di fornitura meno prevedibili.Il fotovoltaico ha smesso da tempo di essere soltanto una questione di sensibilità ambientale. È diventato Ingegneria di sistema, trasparenza dei dati, velocità amministrativa. La transizione energetica italiana si gioca qui: non sulla volontà di farla, ma sulla possibilità concreta di realizzarla.