La storia di Carlo Efisio Marras, neurochirurgo sardo a Barcellona: “L’Isola mi manca tantissimo”

11 ottobre 2026 alle 17:11

Il medico delle sfide che possono sembrare impossibili. Il neurochirurgo sardo Carlo Efisio Marras nel 2020 ha guidato l'équipe dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma nello straordinario intervento di separazione delle gemelline siamesi Ervina e Prefina durato 18 ore. In quell'occasione disse di aver camminato «a due metri da terra», ma chi lo conosce sa che è saldamente ancorato alla realtà della sala operatoria, dove ogni giorno sfida l'epilessia, i tumori pediatrici e la complessità del cervello umano. È nato a Muravera, si è laureato all'Università di Cagliari. Dopo l'esperienza all'ospedale Brotzu, quelle all'Istituto neurologico "Carlo Besta" a Milano e al Bambin Gesù. Nell'estate del 2025 ha deciso di affrontare una nuova sfida all'Hospital del Mar di Barcellona dopo 13 anni a Roma.

Perché ha scelto di ripartire dalla Catalogna?

«Barcellona mi ricorda Cagliari: è più grande, ma è una città sul mare con una buona qualità della vita. Sul piano professionale ho trovato un contesto che unisce assistenza, attività accademica e ricerca. La possibilità di sviluppare un progetto di neuroscienze insieme ai neurologi e agli psichiatri mi è sembrata molto interessante e mi ha portato a questa decisione».
Tra le esperienze al Bambino Gesù c’è la separazione delle due gemelline siamesi nel 2020. Qual è stato il momento più delicato?
«La prima risposta riguarda la chirurgia. Le bambine erano molto piccole e presentavano una malformazione estremamente complessa e unica. Era fondamentale preservare le strutture anatomiche senza provocare danni ed evitare sanguinamenti, che in queste malformazioni sono una causa frequente di complicanze. Ma altrettanto delicata è stata la decisione di intervenire. La direzione dell’ospedale e il comitato etico mi hanno aiutato moltissimo nel percorso di scelta».
Quanto le manca la Sardegna?
«Tantissimo. Appena posso rientro a Cagliari. Anche mia moglie è sarda, quindi andare a vivere fuori dall’isola è stata una scelta importante. In Sardegna ci sono mia madre, le mie sorelle, la famiglia di mia moglie e i miei migliori amici. Ho sempre mantenuto un legame molto forte, pur vivendo lontano da tanti anni. Credo che per noi sardi che abitiamo fuori sia un legame che non si spezzerà mai e che cerchiamo continuamente di alimentare».