Jarvis Green: "Dal Super Bowl all'Africa ecco la mia nuova sfida"

26 marzo 2026 alle 20:20
Roma, 26 mar. (askanews) - Jarvis Green, ex difensore dei New England Patriots, due volte campione del Super Bowl, era in questi giorni a Roma al Vertice delle Forze Terrestri Africane (ALFS), parte di un gruppo di imprenditori ed espositori che hanno preso parte come civili al summit annuale itinerante organizzato dalll'U.S. Army e dedicato al continente africano. Dal rettangolo di gioco a imprenditore di successo con la sua Oceans 97, Green sostiene la "Great Lakes Flag Football League" e nell'ottica delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 - dove il flag football, versione senza contatto del football americano, farà il suo debutto - promuove la diffusione di questo sport in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda, la Tanziania, lo Zambia, il Burundi e l'Uganda. L'idea parte dallo sport ma è più grande. Come la racconta lo stesso Green si tratta di dare un futuro ai giovani africani attraverso sport, innovazione e sviluppo sostenibile."Questo è molto importante anche per me, così come l'impatto sull'Africa e le mie radici. Sono al 37% camerunese, sai, e ho un po' di radici irlandesi nell'1%, lo diresti? Ho un cuore per l'Africa, in base alle mie origini e comprendendo parte della mia storia", racconta con emozione Green, che vede nel continente un'opportunità unica. "L'Africa nel 2050 avrà la popolazione più giovane al mondo. Stanno crescendo così velocemente, ma dobbiamo dare loro opportunità per un reddito migliore, autosufficienza, più esportazioni, commercio, istruzione, acqua pulita e cibo sostenibile. È vitale per i giovani".Green fa riferimento a un progetto che unisce università prestigiose e aziende come KVG (presente in 119 paesi, fornitore di servizi di supporto alle missioni, riconosciuto a livello internazionale per le sue soluzioni innovative). Focus su acquacoltura, maricoltura (con ostriche e crostacei, con un un richiamo alla nativa Louisiana di Green), workforce development e food cooperatives. "Continuo a dire 'giovani e sviluppo della forza lavoro' perché è importantissimo", sottolinea. "Sono afroamericano e per me è fondamentale lavorare con il mondo accademico e colmare quel divario, non limitandomi a organizzare missioni in cui le persone vanno a cantare, ballare e mangiare, ma missioni che sviluppino capacità e competenze per incrementare gli scambi commerciali, le importazioni e le esportazioni con le nazioni africane. E poi c'è la mia azienda, Oceans 97, distributore innovativo di prodotti ittici. Ma lavorando tutti insieme, uno degli obiettivi principali è quello di avere l'opportunità di formare i giovani africani, collaborando con loro".L'intenso sfruttamento delle risorse naturali africane da parte della Cina attraverso investimenti massicci, prestiti opachi e pratiche controverse è documentata attraverso numerose ricerche e fatti. Da parte di Green non manca un'allusione molto chiara a questo: "Senza offendere nessuno ma i nostri avversari arrivano, dicono che faranno A, B, C, D... Poi invece arrivano alla A e basta. Promettono di aiutare la forza lavoro, costruire scuole, ma non restituiscono nulla ai paesi africani, ai giovani, alla gente locale. Il 99% dei lavoratori sono importati, questo non aiuta i paesi africani". Green contrappone l'approccio predatorio al suo modello: "Non sono un economista, ma vogliamo che l'85-88% della forza lavoro sia management africano, con presidenti e vice presidenti locali. È il loro futuro, il loro paese. L'Africa si sta costruendo, noi vogliamo supportarla".Poi Green dice di sentirsi fortunato, da quando entrò nella sua squadra dei Patriots a suo tempo, 9 anni in NFL, due Super Bowl vinti. Mai avrebbe pensato di passare dal football pro a temi così di peso, incontrando per la costruzione dei nuovi progetti i generali a Stoccarda, dove ha sede il Comando degli Stati Uniti d'America per l'Africa (USAFRICOM): "ero nervoso, sudato, emozionato!", confida con passione. Per Green, lo sport è diplomazia strategica: "Nessuno può togliermelo. È spirito di squadra. Portiamo lo sport sul terreno, anche in zone sensibili come l'Est Congo, sulla strada per le Olimpiadi LA-28. Ma l'acqua è l'anima di tutto: igiene, preparazione mentale, infrastrutture".Con partner militari, accademici e privati, Green punta a "controbilanciare gli avversari con cibo, acqua, educazione. Non America first, ma Africa first - 54 paesi che meritano rispetto", ci dice. "Non provengo da una famiglia di militari, ma i miei antenati hanno dedicato del tempo a sostenere l'America. Non si tratta solo di "America First", ma di "Africa First", di ogni singolo Paese. Tutti questi Paesi vengono prima di tutto e chiedono anche sostegno e rispetto. Possiamo lavorare insieme come un'unica entità per contrastare gli avversari, per dare loro cibo, acqua, istruzione e un futuro".Intervista di Cristina GiulianoMontaggio di Linda VerzaniImmagini askanews, US Army, archivio, Afp