Italiani e IA: "Così diventiamo scimmie, non esseri umani"

15 settembre 2026 alle 13:22
Roma, 15 set. (askanews) - Utile per studiare, lavorare, trovare rapidamente informazioni. Ma capace anche di sostituire conoscenze e competenze che rischiamo di non esercitare più. Cosa pensano gli italiani dell'intelligenza artificiale? A Roma, vicino ai Fori Imperiali, qualcuno ci dice come la pensa. Uno studente ne sottolinea i vantaggi, un'architetta la usa nel lavoro ma ne teme l'ingresso nella vita privata. Il giudizio più critico arriva da una guida turistica: affidandoci alla macchina possiamo sembrare preparati senza sapere davvero ciò di cui parliamo."Penso che l'intelligenza artificiale sia molto d'aiuto per i giovani, perché basta cercare una cosa e te la trova subito - dice Diego Sermattei, studente - . Quindi è molto utile per gli studenti, per chi lavora, per preparare ricette: secondo me è utile per qualsiasi cosa"."Uso l'intelligenza artificiale nel mio lavoro di architetta - racconta Frida Awrohum - magari ogni tanto per vedere come posso sviluppare in modo diverso le cose che faccio. Però parto sempre dalla componente umana, diciamo così, dalla mia componente umana. Cerco di usarla nella vita professionale, ma nella vita privata mi fa ancora paura".Per Antonello, guida turistica, "L'intelligenza artificiale è soltanto una questione di pigrizia. Io non so niente: grazie a te ricevo qualche indicazione e faccio il figo. Per esempio: scusami, come si chiama questo? Non lo so. Faccio una foto, lo chiedo all'intelligenza artificiale e lei me lo dice. Capisci che intendo? Però così divento una scimmia e non un essere umano". "Il problema - aggiunge - è che non so chi la gestisce, chi vuole gestirla e come. E soprattutto non è bello che nelle scuole, nelle università e persino negli uffici ci sia, per esempio, un avvocato che fa scrivere una lettera a ChatGPT. Perché così, poco alla volta, perdi la tecnica, non conosci più la materia e la dimentichi".