Iperconnessi e disorientati, ma radio e tv affrontano la sfida
Viviamo più connessi che mai, ma forse mai così disorientati. Il nuovo Rapporto Censis sulla comunicazione racconta un’Italia che cambia pelle: in diciotto anni esplodono smartphone, internet e social network, mentre arretrano quotidiani, settimanali, mensili e libri. La televisione regge, con il suo 93% di ''preferenze'' sulle abitudini informative, e la radio tiene, attestandosi al 78%. Ma il baricentro della vita mediatica si sposta ormai nel palmo di una mano. È il nostro smartphone, protagonista di un boom che apre nuovi interrogativi sul futuro dell'informazione.
Il Censis parla di inflazione informativa, di troppe fonti, spesso confuse, contraddittorie, incontrollate. Più contenuti, ma non sempre più conoscenza. Più connessione, ma non sempre più comprensione.
E poi c’è il tema delle “diete mediatiche”: c’è chi vive quasi solo di audiovisivo, chi si informa senza mai toccare la carta stampata, chi resta fuori dalla rete, chi si rifugia in comunità online che rassicurano ma rischiano di chiudere il confronto. Per i più giovani, avverte il Rapporto, la rete può perfino trasformarsi in una sorta di sequestro dell’esperienza reale.
Se il digital divide classico si riduce, nasce un nuovo divario: tra chi sa orientarsi e chi no. È questa la vera emergenza culturale?
Ne ha parlato a Radar, su Videolina, Andrea Toma, responsabile dell’area Economia, Lavoro e Territorio del Censis.
