Cinema, 696 milioni di fondi. Registi indipendenti restano fuori

03 agosto 2026 alle 16:32
Roma, 3 ago. (askanews) - In Italia fare cinema indipendente sta diventando un privilegio riservato a chi è già grande. Nonostante tra il 2017 e il 2025 siano stati destinati 7,26 miliardi di euro di fondi pubblici al settore cinematografico e audiovisivo, le produzioni indipendenti e le nuove società si trovano davanti a barriere burocratiche che rendono di fatto impossibile l'accesso a quei finanziamenti. Il fondo per il cinema 2026 vale 696 milioni di euro, di cui oltre 110 milioni destinati alla promozione cinematografica e audiovisiva, eppure ogni anno attori, registi e produttori continuano a denunciare un sistema che non funziona per tutti.Il problema è strutturale e riguarda i criteri di ammissibilità previsti dalla normativa vigente. Per accedere ai contributi pubblici, le società di produzione devono dimostrare requisiti di solidità finanziaria, fatturato pregresso e storicità aziendale che nessuna startup o nuova realtà imprenditoriale può possedere. 'In Italia è impossibile creare una nuova società di produzione e accedere ai finanziamenti pubblici per il cinema' spiega Mauro John Capece, regista e produttore cinematografico indipendente attivo tra Italia e estero dal 1996. 'La legge attuale è pensata solo per le multinazionali, ti costringe a rispettare tetti di fatturato e criteri di solvibilità finanziaria che nessun indipendente possiede. Per avere accesso ai fondi devi già averli, in pratica è un paradosso'.La conseguenza diretta è una forma di delocalizzazione produttiva. Non sono i grandi gruppi a spostare la produzione per abbattere i costi della manodopera, ma i piccoli produttori a cercare all'estero condizioni minime di operatività. 'Il cinema indipendente non può rientrare nelle logiche del cinema finanziato perché le soglie di ingresso non permettono l'accesso alle piccole e medie imprese' afferma Capece. 'Non è una questione di competenza. La competenza per fare cinema in Italia esiste a tutti i livelli. La macchina del cinema non si ferma, semplicemente deve essere spostata, specie se si tratta di film di genere o d'autore mentre ultimamente le grandi produzioni hanno deciso di riconvertire il cinema italiano in un ibrido che, scimmiottando i film high budget delle produzioni americane, sono destinati ad un insuccesso annunciato'.Capece sta sviluppando un progetto cinematografico tra Italia e Marocco dal titolo Alpacino Said e racconta come la scelta di produrre all'estero non sia dettata semplicemente da una preferenza artistica ma da una necessità economica e, soprattutto, burocratica. 'All'estero i costi sono inferiori e anche senza le agevolazioni che potresti avere in Italia riesci comunque a lavorare in modo sereno. Finché non si rimette a posto la situazione, è giusto puntare sul fare film all'estero, magari anche in lingua straniera' dice Capece. Il rischio concreto è che il talento e le risorse creative italiane finiscano per alimentare industrie cinematografiche straniere.Il paradosso è evidente guardando i numeri. L'Italia investe cifre importanti nel settore audiovisivo ma il meccanismo distributivo di quei fondi favorisce chi ha già una posizione consolidata nel mercato. Le grandi società di produzione, spesso legate a gruppi multinazionali, riescono a soddisfare i requisiti richiesti e ad assorbire la maggior parte delle risorse disponibili. Le realtà emergenti, quelle che per definizione dovrebbero rappresentare il rinnovamento creativo del settore, restano escluse.C'è poi un aspetto che riguarda l'intera filiera. Un film indipendente deve attraversare una catena di interlocutori completamente diversi tra loro, ciascuno con le proprie dinamiche e i propri tempi. 'Chi si occupa delle sale segue un circuito con certe dinamiche, le piattaforme ne seguono altre, completamente diverse' racconta Capece. 'Uno deve avere la forza di sostenere quelle trattative e tessere accordi che mantengano la redditività del film, altrimenti gli investimenti iniziali non rientrano. Fa piacere sentire i grandi numeri degli incassi del film di grido del momento, ma per arrivarci c'è un processo molto complesso che coinvolge tante organizzazioni differenti'.Il consumo di cinema, nel frattempo, non è mai stato così alto. L'avvento delle piattaforme di streaming ha democratizzato la visione cinematografica, portando il film anche a chi non frequenta le sale. La domanda di contenuti originali è in crescita costante ed è un'opportunità per il cinema indipendente. Ma se le condizioni di accesso ai finanziamenti restano invariate, quella domanda verrà soddisfatta da produzioni straniere o da grandi gruppi che operano con logiche industriali distanti dalla ricerca artistica. Il futuro dipende in larga misura dalla volontà politica di riformare i criteri di accesso al fondo cinema. Una revisione delle soglie di ingresso che tenga conto delle specificità delle produzioni indipendenti e potrebbe riattivare un segmento fondamentale della creatività italiana. Senza interventi correttivi, il rischio è che i quasi 700 milioni annui stanziati per il settore continuino ad alimentare un circuito chiuso, escludendo proprio quelle voci nuove che hanno sempre rappresentato la linfa vitale del cinema italiano nel mondo.