Cagliari, shopping dove si pregava: la storia della chiesa dei santi Giorgio e Caterina
Alla fine del 1500, nella via Manno, venne edificata la chiesa barocca dei Santi Giorgio e Caterina, soprannominata anche "della Costa" o "dei Genovesi". Il motivo è da ricercarsi, nel primo caso, nella vecchia denominazione della via Manno, chiamata appunta "Ruga sa Costa." Il secondo appellativo è invece legato al fatto che la chiesa era retta dall'arciconfraternita dei Genovesi. In precedenza, quest'ultima, aveva sede nel complesso religioso di Santa Maria del Gesù, che sorgeva tra la via XX Settembre e il Viale Regina Margherita, dove un tempo si trovava la porta del Gesù. Quella zona, in tempi successivi, venne occupata dalla Manufattura Tabacchi.
La chiesa, situata nella via Manno, era di gusto barocco, caratterizzata da un'unica navata e da un'ingresso con due colonne tortili, sormontato dallo stemma di Genova. Nel tabernacolo della cappella della Pietà era custodita una piccola statua della Madonna con bambino, che secondo la tradizione fu ritrovata all'intero di una nacchera da un capitano genovese, chiamato Adami o Adamo. Da questo fatto deriva l'appellativo di "Vergine di Adamo". Nel corso degli anni furono attribuiti numerosi miracoli alla statua e il luogo era meta di frequenti pellegrinaggi, provenienti anche dalle zone dell'hinterland, come è riportano da numerose testimonianze e dai lasciti a favore della stessa. La chiesa venne purtroppo distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale il 13 Maggio del 1943. Nonostante un iniziale progetto di ricostruzione nel medesimo luogo, si decise di riedificarla nel "nuovo" quartiere di Monte Urpinu, mentre il terreno su cui sorgeva veniva occupato da attività commerciali.
La nuova costruzione, situata nella via Gemelli, fu conclusa negli anni sessanta, mentre la grande scalinata che parte dalla via Scano, è risalente agli inizi degli anni duemila. La chiesa custodisce ancora oggi alcune tracce dell'antico edificio, come lo stemma di Genova, presente sul portone di ingresso e la piccola raffigurazione della "Vergine di Adamo", anch'essa sopravvissuta ai bombardamenti e custodita in una cappella vicino all'altare.
