Anna Foglietta, l’arte e l’impegno nel segno della fraternità
La fraternità e la sorellanza non sono principi astratti, ma parole urgenti da tradurre nell’agire quotidiano. È il messaggio lanciato da Anna Foglietta a Tortolì, dove l’attrice e regista ha ricevuto il Premio “Persona Fraterna” 2026, consegnato dal vescovo Antonello Mura nell’ambito della Pastorale del Turismo delle diocesi di Lanusei e Nuoro.
«Viviamo una crisi umana e umanista profonda e radicale», ha sottolineato Foglietta, richiamando la responsabilità di ogni cittadino e la necessità di rimettere al centro il bene comune. Un impegno che, secondo l’artista, attraversa già la vita di tante donne e tanti uomini, spesso lontani dai riflettori, capaci di lavorare ogni giorno per la collettività.
Romana, classe 1979, Anna Foglietta ha costruito la sua carriera tra cinema, televisione e teatro. Dopo gli esordi nelle serie La squadra e Distretto di Polizia, si è imposta sul grande schermo con film come Nessuno mi può giudicare, Perfetti sconosciuti e Un giorno all’improvviso. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è stata madrina della Mostra del Cinema di Venezia nel 2020.
Accanto all’attività artistica, ha sviluppato un impegno sociale rivolto soprattutto alla tutela dell’infanzia. È fondatrice e presidente di “Every Child Is My Child”, l’associazione nata per sostenere i bambini vittime della guerra e della povertà.
A Tortolì Foglietta ha ricordato come siano stati i bambini siriani a provocare in lei una svolta «profonda e irreversibile». Da allora, aiutare l’infanzia attraverso progetti semplici e concreti è diventato, ha spiegato, uno dei significati più importanti della sua esistenza.
Il nome dell’associazione racchiude già il senso di questo percorso: ogni bambino è il nostro bambino. «Come possiamo essere felici per i nostri figli – si è chiesta – se altri figli del mondo soffrono?».
Non basta però intervenire nel momento dell’emergenza. Il valore autentico dell’aiuto, per Foglietta, sta nella continuità: accompagnare i bambini mentre crescono, far sentire loro che esiste un mondo di adulti disposto ad assumersi la responsabilità delle loro vite e a non abbandonarli.
Il Premio “Persona Fraterna”, negli anni assegnato tra gli altri a Pietro Bartolo, Enzo Bianchi, don Luigi Ciotti e padre Salvatore Morittu, riconosce così un percorso nel quale arte, testimonianza civile e solidarietà diventano parti della stessa storia.
