Il personaggio.

Zapelloni: «Il Mondiale? Vince Kimi ma non a Austin» 

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Persino un decano dei giornalisti del motor sport come Umberto Zapelloni, 65 anni, ben più di quaranta dei quali passati a raccontare anche e soprattutto la Formula 1 (con diversi libri scritti) per il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, non ha mai visto un italiano diventare campione del mondo di Formula 1. Per questo non ha fretta di vederlo domenica a Austin, negli Usa: «Sono assolutamente convinto che vincerà il Mondiale, bisogna capire quando. L’ipotesi di domenica è molto remota: sarà più probabile in Messico o in Brasile, ma non ho più dubbi sul fatto che vinca il titolo».

Nel suo ultimo libro libro parla dell'Italia in Formula 1, tra piloti e vetture.

«È un libro nato prima che sapessi chi avrebbe vinto questo mondiale, ma Kimi aveva già cominciato a vincere e l’abbiamo messo in copertina come il pilota italiano più giovane vinceva un Gran Premio, assieme ai due campioni del mondo Ascari e Farina e ai due italiani che sono stati i più vicini a lottare per il mondiale, Riccardo Patrese e Michele Alboreto. Si chiama Formula Italia perché racconta un po' la storia di tutti i piloti che hanno corso in italiani che hanno corso in Formula 1 e sono stati anni in cui ce ne sono stati 11 12 addirittura nella stessa stagione. La storia della Formula 1 è un bel romanzo italiano perché nei primi anni vincevamo soltanto noi, nonostante gli inglesi avessero inventato la Formula 1».

Ma perché abbiamo dovuto aspettare così tanto per rivincere?

«Perché anche quando avevamo tanti piloti italiani, spesso non erano su macchine vincenti e gli unici piloti che hanno avuto delle chance di lottare per il mondiale sono poi arrivati secondi: Patrese battuto dal compagno Mansell e Alboreto da… una Ferrari che sul più bello ha perso l'affidabilità. In tempi recenti, l'ultimo che ha cominciato a credere nel piloti italiani, va detto, è stato Sergio Marchionne, con Giovinazzi».

Si parla tanto di quanto conti la macchina e quanto il pilota: Antonelli è il miglior pilota del Circus?

«No, il migliore è Verstappen, però Kimi ha tutto per poterlo diventare: abbiamo visto come ha battuto il suo compagno di squadra Russell che è sempre il riferimento di un pilota in Formula 1, perché ha la stessa macchina. Era più esperto di lui, era partito per vincere questo mondiale ed è stato massacrato. Kimi ha imparato in fretta a gestire una macchina vincente, ha vinto 5 gp di fila. E ha doti come la velocità e la comprensione della macchina, il fatto di sbagliare poco e di imparare molto dai suoi errori, di saper chiedere agli ingegneri quello che gli serve per andare più veloce, tanto che in Mercedes l’hanno subito preso come punto di riferimento, il fatto di non aver paura degli avversari e anche di saper ragionare. A Monza ha vinto partendo 19°, dipingendo la più grande rimonta della storia della Formula 1 con una gara pazzesca».

La Formula 1 è accusata di essere noiosa.

«Però la Formula 1 nell'ultimo periodo ha attirato molti giovani, mentre fino a qualche anno fa il pubblico era magari costituito da vecchi appassionati ultracinquantenni. Ora ha ringiovanito molto il suo bacino d'utenza: i piloti giovani sono più vicini alla gente per la interazione sui social, si è aperto un mercato nuovo. Magari un giovane non guarda il gp per intero però è interessato a vedere come va a finire, guarda gli highlights o vede la partenza e torna per le fasi finali. La Formula 1 quest'anno secondo me è meno noiosa di altre stagioni. E i successi di Kimi hanno permesso anche in Italia di alzare l'audience in modo considerevole».

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