Sono passati pochi minuti dalla diffusione del comunicato del Patriarcato latino di Gerusalemme quando papa Leone, dal sagrato di San Pietro, fa sentire la sua vicinanza: «All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente - dice all’Angelus - che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». «Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore - aggiunge dopo aver celebrato una messa tutta scandita sul tema del rifiuto della guerra - non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza» ed «eleviamo la nostra supplica» affinché il Signore «sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace». Leone è comparso puntuale alle dieci in piazza San Pietro. «Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra», ha denunciato nell’omelia. Gesù, ha ricordato, «non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità». «Questo - ha rivendicato - è il nostro Dio», «un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo, “Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”».
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