Tanti soldi sulla carta, ottenuti dalla Regione obbligando lo Stato a saldare un suo debito. Ma una parte, per legge, viene comunque bloccata da Roma. È questo il paradosso con cui la maggioranza deve fare i conti, tanto da far sembrare quasi provvidenziale la pausa pasquale. Al ritorno da queste festività di inizio aprile, i partiti dovranno avere le idee chiare su come utilizzare al meglio le risorse a disposizione.
I conti
La torta finanziaria che attende di essere impegnata vale in origine 750 milioni di euro, sul triennio 2026-2028. Da questa somma, però, bisogna togliere gli accantonamenti per la sanità, una sorta di deposito che lo Stato impone alle Regioni perché garantiscano, anche nelle emergenze, l’erogazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Cioè le prestazione minime, gratuite o assicurate dietro il pagamento di un ticket. Si scende così a 580 milioni, sempre per ragionare a grandi cifre, da spalmare a loro volta in tre annualità. Per il 2026 la presidente Todde e alleati dovrebbero avere a disposizione poco più di 150 milioni, visto che 330 saranno messi a bilancio sul 2027, mentre un centinaio entreranno nella Finanziaria del 2028.
Il passo da fare
Ovvio che tutti quei soldi valgono oro per la Sardegna. Silvio Lai, il segretario dem che venerdì ha riunito a Oristano i maggiorenti del partito, l’ha detto in un passaggio della sua relazione: «La Vertenza Entrate», visto che da lì quelle risorse arrivano, «ha rimesso al centro i diritti della Sardegna come Regione autonoma e Isola». Un lavoro che il Pd ha portato avanti attraverso l’assessore alla Programmazione e al Bilancio, Giuseppe Meloni, raccordandosi con la presidenza. Adesso manca il passaggio più importante: decidere come investire i 150 milioni aggiuntivi sul 2026.
Gli alleati
Proprio il Consiglio, nei giorni scorsi, ha messo una sorta di paletto, invitando la Giunta a incanalare le risorse su un progetto di ampio respiro per l’Isola anziché optare per la solita ripartizione tra assessorati. Un po’ a tutti ma senza che si finanzi alcuna macro misura di cui tanto la Sardegna ha fame. Dalle famiglie alle imprese, i soldi servono sempre. In questo solco va inserito pure il ragionamento che sugli equilibri complessivi della maggioranza fa Orizzonte Comune, la civica da sempre fedele a Todde ma anche un buon compagno di viaggio per il Pd. Lo dimostrano le parole di Franco Cuccureddu, l’assessore al Turismo e coordinatore del movimento che, a domanda precisa sulle frizioni tra i democratici e i Cinque Stelle, dice: «L’attività in Giunta non sta subendo contraccolpi, in Consiglio lo vedremo con la variazione di bilancio».
La mano tesa
Insomma, per Meloni non è brutto segnale, quello che arriva dall’alleato del Campo largo, anche perché al titolare della Programmazione tocca un compito difficile: Meloni è chiamato a coniugare le richieste dei colleghi in Giunta, sempre a corto di risorse, con la maggiore centralità rivendicata dal Consiglio. E l’Aula, a maggioranza, ha chiesto di poter mettere il cappello innanzitutto sulla destinazione dei 150 milioni previsti per il 2026. Ecco perché le vacanze di Pasqua devono servire alla costruzione di una pre-convergenza sulla variazione di bilancio alle porte. Quanto ai tempi, in Giunta il disegno di legge dovrebbe arrivare presumibilmente nella settimana tra il 13 e il 19. Poi inizieranno i passaggi nel Palazzo di via Roma: prima con l’esame nel parlamentino del Bilancio e dopo la commissione l’approdo in Aula. Tutto porta a un’approvazione entro maggio.
Tema irrisolto
Anche tutta da costruire, invece, la pace sulla sanità. Non più tardi di sabato, dal M5S non si sono limitati a promuovere l’azione di Todde come assessora: la novità è che l’interim preso in mano a dicembre non sembra avere una scadenza, almeno per ora. La presidente non lascerà l’assessorato «fintanto che continuerà a produrre i buoni risultati che stiamo vedendo», hanno detto dal movimento. Questo dimostra due cose: per Todde non solo lo schema della ripartizione in Giunta non si tocca (la presidente ha indicato due caselle su dodici) ma in un eventuale rimpasto nemmeno le deleghe paiono cedibili. Cioè la Sanità né l’Urbanistica. Non esattamente un viatico per provare a superare i conflitti con il Pd.
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