Il focus

Viaggiatori in cerca di esperienze «Sono loro ad allungare la stagione» 

Curiosi, benestanti e disposti a spendere: i turisti del “non solo mare” 

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«A venire in Sardegna per i bagni di mare sono, sostanzialmente, solo gli italiani», spiega Paolo Manca, numero uno di Federalberghi in Sardegna, numero due in Italia. Gli stranieri hanno altre priorità: fare escursioni a piedi, a cavallo, in barca, in bicicletta, a bordo di auto d’epoca o in sella alle Harley Davidson, fare immersioni o praticare yoga, visitare siti archeologici e cantine, degustare, imparare a fare i culurgiones, conoscere i centenari della Blue Zone e magari scoprire il loro elisir di lunga vita. Sono le attività che vanno sotto l’etichetta di turismo esperienziale. «Non è più una novità, è una realtà in crescita ed è la chiave per allungare davvero la stagione»: prosegue Manca. «Tolto il periodo di chiusura delle scuole, chi viene in Sardegna vuole vivere esperienze, e il nostro asset principale è l’ambiente naturale. Anche solo stare nella terrazza dell’albergo, in silenzio, a leggere, se abiti nel centro di Berlino, è un’esperienza».

Offerta variegata

L’offerta nell’Isola è variegata e ha ampliato la platea degli operatori turistici. «Io ho iniziato a occuparmi di cicloturismo nei primi anni Duemila, subito dopo la laurea», ricorda Marcello Usala di “Mediterras”: «Eravamo pochi pionieri. Oggi in questo settore abbiamo cinque tour operator sardi e 25 aziende, senza contare vari operatori stranieri».

Emanuele Pittoni, con la sua “Sardfulness”, ha cominciato otto anni fa: dopo un periodo in cui proponeva escursioni in campagna con letture da autori come Dessì o Lussu si è concentrato sulla clientela straniera e ha messo a frutto le sue competenze di antropologo fisico («Per anni ho lavorato sui resti umani trovati in vari siti archeologici sardi e uno in Sud America»); ora porta «in giro per Cagliari, un paradiso per gli appassionati di paleontologia perché i calcari della Sella del Diavolo, dei giardini pubblici e di Tuvixeddu sono ricchissimi di fossili» una clientela composta prevalentemente da «viaggiatori americani o canadesi dai 35 ai 65 anni, spesso solitari; tante donne sole dai 60 ai 75 anni».

Le comunità rurali

Si muovono anche i Gal, partenariati pubblico-privati nati per promuovere lo sviluppo socio-economico delle aree rurali. Nicoletta Piras dirige quello del Sulcis: «In questi giorni – racconta – a Vallermosa stiamo facendo dialogare la popolazione locale una delegazione di Olvera, un paese di 1.800 abitanti in Andalusia: ci sono la sindaca e i responsabili dei loro alberghi rurali, finanziati con soldi pubblici. Il turismo rurale, da loro, funziona 12 mesi all’anno e coinvolge l’intera comunità: un modello che può insegnare molto a un’isola come la nostra, fatta di comunità rurali meritevoli di tutela, una sfida che punta sull’identità. Possiamo farcela».

La forza dei dollari

Al centro dell’esperienza c’è l’incontro. Usala, autore anche di un’apprezzata guida all’Isola per chi viaggia a pedali, spiega che i «cicloviaggiatori» provengono soprattutto «dal nord America, dal nord Europa, a volte dall’Australia». Disponibilità economica medio-alta: «Abbiamo fatto uno studio di recente, e la spesa media è di 300 euro al giorno, viaggio escluso». Spiccano gli statunitensi: «Per loro – racconta Usala – è normale spendere 6-7mila euro a settimana». Manca annuisce: «I turisti americani sono “demanding”: chiedono servizi di qualità. Con i loro redditi spendere anche 10-20 mila euro per una vacanza estiva è accettabile: per loro il budget non è un problema, e fanno più esperienze degli altri».

Attenti alle false identità

Il rischio, avverte però Pittoni, è che l’esperienza diventi un prodotto preconfezionato, artificiale: «Dobbiamo stare attenti. Già oggi Cagliari corre il rischio di trasformarsi in una Venezia in scala ridotta». Pericolo paventato anche da Claudia Tavani, dottorato di ricerca in diritto internazionale nel Regno Unito: rientrata in Sardegna, fa la consulente per stranieri che vogliono visitare l’isola: sul suo blog e i suoi vari canali social, “Strictly Sardinia”, tutti in inglese, fornisce indicazioni su meteo, spostamenti, itinerari, attività, dove dormire e dove mangiare, e spiega cosa non fare. «Alcuni comportamenti – dice – sono un elemento di disturbo. Tanti sono alla ricerca di un’esperienza tipica. Gli americani sono ossessionati in particolare dalla Blue Zone: gli è stato fatto credere che basti passare un’ora a casa di un centenario per scoprire l’elisir di lunga vita, e finiscono per essere invadenti. Qualche operatore si è buttato sull’affare: a Olbia ho visto corsi di cucina sarda dove insegnano a fare la carbonara e a Cagliari ristoranti che offrono il menu “della Blue Zone” con la pasta ai gamberi».

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