Vent’anni senza Luigi Mazzarelli. Artista poliedrico, totale, che va ricordato per il segno anticonvenzionale che ha lasciato nel panorama culturale sardo. Era nato a Cagliari nel 1940, nel capoluogo ha vissuto la sua intensa esperienza umana e culturale. I primi passi del suo percorso, alla metà degli anni Cinquanta, nello studio di Foiso Fois. Dal maestro, in quel momento, tanti preziosi insegnamenti sulle tecniche di disegno e pittura. Coltiva la fede comunista, in anni di lotte e utopie rivoluzionarie. Arte e politica vanno di pari passo tenendo altra la bandiera “rossa”.
La politica e l’arte
Mazzarelli è uno dei firmatari del manifesto del Gruppo di Iniziativa, sodalizio che riunisce pittori, scrittori, intellettuali convinti che la cultura possa essere uno strumento potente per cambiare il mondo. Nel 1970 prevale l’interesse per l’attivismo politico a cui vuole dedicarsi totalmente. Nel suo studio di via Santa Croce brucia tutti i lavori realizzati in quindici anni di carriera. Quattro anni dopo si riavvicina all’arte. «La ricerca - hanno scritto Enrico Piras e Alessandro Sau, a cui si deve la riscoperta del lavoro di Luigi Mazzarelli - non può che ripartire dagli elementi di base del linguaggio: l’artista si serve dell’acquerello come tecnica privilegiata per approfondire il rapporto chiaroscurale. Il punto di partenza è il momento di rottura con cui le avanguardie si sono affermate: la dissoluzione del rapporto tra figura e sfondo nell’immagine pittorica, avviata nelle opere cubiste di Picasso e Braque, sistematizzata nelle compenetrazioni di Gris». Mazzarelli, che è stato docente al Liceo Artistico, ha parlato attraverso le sue opere ma ha utilizzato anche la rivista Thèlema, una creatura editoriale originalissima in cui ha riversato il suo formidabile talento e il desiderio di esplorare nuovi orizzonti.
La lettera di dimissioni
Nel 1988 scrive la sua “Lettera di dimissioni da artista”. Nel 1996 darà alle fiamme il resto della sua produzione nel secondo rogo nelle vicinanze della laguna di Santa Gilla: in cenere migliaia di opere tra fogli, tele, tavole, realizzate dal 1974. Un gesto che è il frutto dell’amara riflessione sul ruolo dell’artista nella società. L’antropologo Pietro Clemente lo ricorda così: «Grazie Luigi del tuo passaggio, delle tue opere (a partire dal "Libro bianco" ricco di pensieri teorici sull'arte), dei tuoi incendi reali di quadri e metaforici di battaglie di cambiamento. Sei sempre nei miei pensieri e ricordi, dove sei di casa, come i tuoi quadri. Mi piacerebbe fare una mostra virtuale delle opere sopravvissute agli incendi mettendo insieme quelle donate agli amici o acquistate da collezionisti».
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