Firenze. «Aveva paura. Ed era stata da noi in Puglia anche perché aveva troppo paura. Non lo ha denunciato per non danneggiarlo». Sussurra la madre di Lorena Isceri, la manager di 45 anni, uccisa giovedì dal suo ex, Federico Vella, che l'ha gettata giù dal viadotto dell'A1 a Barberino del Mugello e poi si è lanciato a sua volta nel vuoto.
La testimonianza
La donna si appoggia ai familiari che l'hanno accompagnata da Squinzano (Lecce) fino a Firenze dove la figlia viveva. Aveva sentito Lorena l'ultima volta giovedì mattina: «Alle 10.30, era tranquilla». Poi il silenzio. Fino all'arrivo della tragica notizia. La donna è stata ascoltata dagli investigatori a Lecce. Avrebbe raccontato che la relazione era nata quasi due anni fa, complice la frequentazione della stessa palestra a Firenze dove entrambi abitavano. Nell'ultimo anno, però, i rapporti sarebbero diventati molto conflittuali. Per questo, quasi un mese fa lei, esasperata, lo aveva lasciato.
Il fascicolo
Testimonianze confluite nel fascicolo per omicidio volontario aperto dal pm di Firenze Antonio Natale, che coordina le indagini della squadra mobile fiorentina e che lunedì disporrà l'autopsia sulle due salme. L'esame dovrà stabilire se Lorena sia deceduta prima o dopo l'impatto al suolo. L'autopsia su Vella, invece, servirà a capire se l'uomo avesse assunto qualche sostanza stupefacente.
Intanto con il passare delle ore si accredita l'ipotesi di un'aggressione premeditata. Nella vettura dell'uomo, posteggiata a pochi passi dall'abitazione della ex, sono state rinvenute alcune fascette elettriche che sarebbero state utilizzate per legare i polsi della vittima e dello scotch. Giovedì pomeriggio, secondo quanto ricostruito, Vella si è intrufolato nel garage e dopo aver coperto con lo scotch le cellule fotoelettriche per evitare che le porte si chiudessero, ha atteso la donna. Poi l'ha aggredita, caricata nel bagagliaio della stessa auto di Lorena ed è partito. Nel bagagliaio l'uomo ha riposto anche la borsa della ex che cosi è riuscita a prendere il cellulare e a contattare il 112 per chiedere aiuto: una telefonata durata una ventina di minuti con la centrale operativa del numero di emergenza.
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