Marciapiedi stretti o diroccati, transenne provvisorie, segnaletica piazzata nel bel mezzo del passaggio. E ancora: montascale fuori servizio, semafori muti, rampe inesistenti o – quando presenti – impraticabili da pavimentazioni sconnesse o veicoli in sosta. Per una persona con disabilità, muoversi in città non è un diritto, ma un vero percorso a ostacoli.
L’emergenza infinita
«Una città non peggiore di molte altre», esordisce con amara lucidità Nicola Grandesso, vicepresidente dell’Associazione sarda paratetraplegici. Tuttavia, uno dei problemi è sotto gli occhi di tutti: i cantieri. «Rappresentano uno svantaggio enorme per noi. Criticità temporanee, ma che ostacolano la nostra autonomia». Il vero dramma, però, è strutturale. «Mancano gli scivoli, ci sono gradini alti dieci centimetri e fughe tra le mattonelle così larghe da farti inciampare», continua Grandesso. La situazione si fa critica proprio nel cuore della città: «Tra via Roma e via Riva di Ponente il passaggio è quasi impossibile: su otto varchi pedonali, solo due sono accessibili. Negli altri ci sono gradini altissimi, e anche quando riesci ad attraversare, ti ritrovi davanti a una barriera metallica contro cui sbatti inevitabilmente». Se via Garibaldi e via Manno rappresentano esempi virtuosi di rimozione delle barriere, il settore privato resta indietro. «Molti esercizi commerciali non hanno rampe. Siamo cittadini come tutti e vorremmo fruire dei servizi come tutti», aggiunge con fermezza.
I trasporti
C’è poi il capitolo trasporti, dove le difficoltà si nascondono nei dettagli di pochi centimetri. «Solo poche fermate sono realmente accessibili in autonomia», spiega Grandesso. Il problema? L’altezza delle banchine. Anche in quelle di recente inaugurazione, il marciapiede è spesso troppo basso. Così, quando l’autobus abbassa la rampa, la pendenza è talmente ripida da risultare insormontabile senza aiuti. «Dove il marciapiede è stato costruito con l’altezza corretta, come nelle fermate di via Scano e via Pergolesi, il dislivello con il pianale del bus è minimo e l’accesso è finalmente libero». Per un non vedente la barriera è un semaforo senza segnale acustico, è il percorso tattile interrotto da un tavolino o da un’auto in sosta, sono gli attraversamenti pedonali – come quello di viale Colombo – che finiscono dentro uno spartitraffico verde. «Ma soprattutto la difficoltà nel muoversi senza un autoveicolo – ci tiene a sottolineare Lucia Balia, vicepresidente della Coadi –. Banalmente non possiamo scegliere dove fare la spesa perché i centri commerciali o i grossi supermercati non sono accessibili con i mezzi pubblici. Per non parlare poi della stazione Arst, completamente inaccessibile a chiunque abbia una disabilità».
Il diritto negato
Per Sabrina Pili – della consulta comunale dei disabili – la disabilità motoria con cui convive sin da bambina è diventata una prigione. «Per me uscire è un dramma. Ho paura di non riuscire a spostarmi in autonomia. Lo faccio raramente». La sua è una strategia di sopravvivenza: «Ho scelto di vivere a Pirri perché conosco a memoria i percorsi che posso affrontare. Per la spesa ho dovuto accettare un compromesso: non entro nei negozi, sono i commercianti a uscire in strada per portarmi la merce». A complicare il quadro ci sono gli imprevisti e la mancanza di senso civico. Alessandra Piroddi, socia Anmic e madre di una ragazza in carrozzina a causa di una malattia rara, punta il dito sulla gestione urbana: «Persino i bidoni dell’immondizia diventano barriere: spesso volano e bloccano il passaggio». Ma il tono della denuncia si fa più duro quando si parla di rispetto: «Occupano il parcheggio privato sotto casa, non c’è alcun riguardo. Dopo 15 anni di battaglie per ottenerlo, siamo stanchi di combattere». Il quadro finale è desolante: «Le leggi e i servizi esistono, ma restano sulla carta», lamenta Piroddi. «Mancano i controlli e abbonda la maleducazione, come dimostrano le decine di escrementi di cane lasciate proprio sulle rampe», rendendole impraticabili per chi si muove su ruote. Senza sanzioni e senza una manutenzione costante, la città continuerà a essere un labirinto di barriere, fisiche e culturali.
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