La festa

Sant’Efisio, il voto è sciolto: a tottus, atrus annus 

Videolina ha seguito, sino a mezzanotte, l’emozionante rito in diretta da Villa San Pietro a Cagliari 

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Lui, piumino leggero chiuso fino al mento, lei pantaloni e sneakers, si sono organizzati: pizzette al taglio per l'attesa, una bottiglietta d'acqua, aspettano che il Santo arrivi in viale La Plaia, dove Cagliari diventa periferia. «È un’emozione sempre diversa ogni anno», dice lei. Alle 22.16 spuntano nel buio i fari del pick-up che quest’anno ha trasportato il Santo in processione nei luoghi del martirio, dopo lo stop all’impiego dei buoi a causa della dermatite bovina. Eccolo Efisio: i collaterali dell’Arciconfraternita “sganciano” la teca di vetro e issano il Santo sulla portantina e lo trasportano a spalla fino alla “sua” chiesetta. «Vedere il Santo così da vicino è commovente», dice Maurizio Loi, in via Sassari. «Magari non si potrà, ma sarebbe bello se Efisio uscisse ogni anno in processione fuori dalla teca di vetro, come è accaduto quest’anno», aggiunge.

Il rito

Videolina segue sino a mezzanotte con una toccante diretta la cerimonia. Il rito non perde il rigore solenne. Non era accaduto durante la guerra quando tra palazzi sbriciolati, un furgoncino attraversò la città dilaniata dalle bombe del ‘43 col simulacro nel cassone. E nemmeno sei anni fa, durante il Covid, quando senza i fedeli Efisio fu trasportato sui luoghi del martirio, ancora una volta a bordo di un furgoncino. Così stavolta, accompagnato da tantissimi fedeli, che lo scortano nell'ultimo tratto del pellegrinaggio di ritorno, quello da Giorgino, dove ha cambiato abiti, col suo mantello di damasco color porpora, il panciotto ricamato e il drappo nero in segno di lutto, arriva alle 23.19 alla chiesetta di Stampace. L’unico fatto inedito, rispetto a un rito che non cambia mai, è a Sarroch dove il simulacro devia nella zona di Santa Barbara, rispetto al tradizionale percorso, per rendere omaggio alla donna scomparsa il Primo maggio a Stampace prima della messa che ha dato il via alla Festa.

Il rientro

Passati i rumori della Festa del Primo Maggio, il rientro è il momento più intenso. Sicuramente più intimo e personale: non ci sono le decine di migliaia di fedeli di venerdì scorso, ma sono comunque tantissimi. Il Largo, via Roma, il Corso e le altre stradine di Stampace si colorano con le tinte degli abiti tradizionali dopo le 21. Le vesti scure delle consorelle creano un gioco di contrasti suggestivo accanto agli ornamenti dei miliziani. C’è chi prega, chi sorride, chi quando lo vede sarebbe tentato di accarezzarlo, Efis, perché «così vicino non l’avevamo mai visto», dice Pietro Sollai. Il suono evocativo delle launeddas si confonde con la cantilena delle preghiere in sardo. La notte è scura, l’aria è fredda (il cielo ogni tanto minaccia di mandare giù la pioggia). Il clima è di grande emozione e attesa: sono, infatti, passati quattro giorni quando finalmente Efisio rimette piede nella sua città di adozione dopo una processione che l’ha portato sul luogo del martirio, a Nora, dove quell’ufficiale romano arrivato dal Medio Oriente era stato ucciso perché non aveva voluto rinnegare la sua fede cristiana. Sparite le impalcature (resta solo quella riservate alle persone con disabilità) e i petali colorati sui basoli di via Roma, la Festa mostra il volto vero. Non ha bisogno di scenografie spettacolari: sono i fedeli accalcati dietro le transenne a scrivere la pagina più bella del ritorno di Efisio. «È bellissimo, molto intimo», dicono Salvatore Mannu e Fabrizia Cambatzu, lui di Belvì, lei di Cagliari. «Davvero emozionante».

L’arrivo

A Cagliari si ripercorre la strada fatta all’andata, il Primo maggio. E allora viale La Playa, via Sassari, via Roma, il Largo, le viuzze attorno a Stampace, con migliaia di devoti che si accalcano ai lati della strada. Sei cori polifonici accolgono il Santo lungo il percorso: in piazza Matteotti, in via Roma, nel Largo. L’ultimo, sui balconi di casa Bonino, in via Azuni, di fronte alla chiesa di Sant’Anna. è l’ultimo sforzo prima di entrare in via Sant’Efisio. Prestar fede al voto, ancora una volta, dopo 370 anni, per Cagliari supera tutto. L’Alter Nos Giovanni Porrà dà voce alla Municipalità che scioglie quel voto per la trecentosettantesima volta. La folla si ingrossa mano a mano che il Santo si avvicina alla meta: anche i canti e la musica delle launeddas diventano più forti. Si aggiunge anche il suono delle campane delle chiese di Stampace, che salutano Efisio.

La piazzetta intima, nascosta tra le case basse di Stampace non basta ad accogliere i fedeli. Sono in centinaia ad attendere il grande momento sotto i balconcini di ferro battuto. La chiesa intitolata al Martire guerriero sembra avere un gusto antico, con gli stendardi colorati appesi alle finestre e i ritmi cadenzati delle preghiere in sardo. Della teatralità dell’andata, ormai, non c’è più traccia, è questo il momento della devozione più pura e istintiva. Quando arriva sul sagrato della “sua” chiesetta di Stampace manca poco più di mezz’ora alla mezzanotte. Al suo ingresso, Efisio, prima della intronizzazione, viene accolto dai canti del coro Carrales: poi, dopo la benedizione, Andrea Loi, presidente dell’Arciconfraternita, alle 23.33 pronuncia la formula di rito: «Annunciate che il 4 maggio il voto è stato sciolto, A tottus, atrus annus ». « Deus bollada », rispondono i tanti fedeli presenti.

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