Washington. Gli aerei americani stavano già «volando sull'Iran» per lanciare un attacco «ancora più duro» di quello della notte precedente. Poi, dopo ore di minacce, inclusa quella di prendere il controllo dell'isola di Kharg, il dietrofront. Donald Trump ha annunciato di aver «annullato gli attacchi contro l'Iran. E poi ha aggiunto: «Firmeremo molto presto l'accordo, forse nel fine settimana in Europa. Io non ci sarò, ci sarà il vicepresidente Vance». E ancora: «A quanto so la guida suprema», Khamenei, «ha approvato l'accordo». Subito dopo la firma dell’accordo «riaprirà anche lo Stretto di Hormuz», dove nel frattempo resta «pienamente in vigore» il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani.
I dubbi
Nelle parole del tycoon, c’è dunque un via libera all'intesa, sul tavolo da settimane, da parte dei vertici della Repubblica islamica - anche da parte di Mojtaba Khamenei - che potrebbe portare alla fine della guerra scoppiata il 28 febbraio scorso. Non ci sono ancora conferme dirette da Teheran, né dai Paesi mediatori, ma secondo Trump avrebbero dato il loro assenso «tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri». Mentre i media iraniani vicini ai pasdaran - l'ala più oltranzista del regime sopravvissuto alle bombe israelo-americane - frenano, avvertendo che «non è stato ancora approvato alcun accordo».
Israele fa sapere che nonostante non sia parte del memorandum, «Netanyahu ha espresso apprezzamento per l'impegno del presidente Trump affinché l'accordo finale includa l'eliminazione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell'Iran alle sue filiali».
Prudenza
Nonostante la prudenza sia d’obbligo, a credere nell'avvicinarsi della firma dell'intesa è stata subito Wall Street, con il Dow Jones subito salito dell'1,64% e il petrolio sceso di oltre il 3%. A sbloccare lo stallo, secondo il sito Axios, sarebbe stata la missione dei mediatori del Qatar che mercoledì si erano recati a Teheran con l'obiettivo di finalizzare l'accordo. I negoziati tra l'inviato di Doha e il ministro degli Esteri iraniano sono andati avanti fino a tarda notte arrivando a «un testo condiviso. Le divergenze», hanno aggiunto le fonti del sito americano, «sono state ridotte su tre questioni chiave» della trattativa: il meccanismo per lo sblocco dei beni iraniani congelati; gli accordi per la riapertura dello Stretto di Hormuz e le modalità con cui saranno condotti i colloqui sul programma nucleare iraniano in questo periodo. Secondo le stesse fonti, funzionari iraniani hanno quindi informato diversi Paesi che i colloqui a Teheran avevano prodotto un accordo di principio, ma che la Guida Suprema Khamenei doveva ancora dare l'approvazione finale. Che, secondo il presidente americano, sarebbe arrivata ieri sera.
La svolta
Il post di Trump è arrivato dopo l'ennesima giornata di tensione su Hormuz, con l'Iran che ha colpito tre petroliere negli ultimi giorni - uccidendo anche tre marinai indiani - e il Centcom americano che ne ha preso di mira un'altra che tentava di trasportare petrolio dall'Iran attraverso il Golfo dell'Oman e si era ripetutamente rifiutata di obbedire agli ordini delle forze statunitensi. Il commander-in-chief aveva minacciato anche di conquistare l'isola di Kharg. L'obiettivo, aveva spiegato il tycoon, è prendere «il controllo totale delle sue infrastrutture e del suo mercato del petrolio e del gas, come abbiamo fatto con il Venezuela». E alle nuove minacce anche Teheran aveva mostrato i muscoli, annunciando la chiusura di Hormuz «fino a nuovo ordine». Tutto sospeso. Almeno per una notte.
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