La crisi

Tajani: «Rischio terrorismo, controlli fino al 15» 

Intanto Berlino non esclude respingimenti in Italia in applicazione del patto Ue 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Un «blitz coordinato» che potrebbe portare a un ingresso «massivo» di persone, nell'arco di 48 ore, nell'ordine di 30-50mila unità. È lo scenario delineato dalle intelligence su una possibile nuova crisi a Ceuta che potrebbe avvenire in un arco temporale compreso tra il 10 e il 15 agosto. Un report che è finito all'attenzione di Palazzo Chigi e che sarebbe alla base della decisione di confermare, almeno fino a Ferragosto, lo stop del Trattato di Schengen con la Spagna, con i controlli ripristinati per i cittadini di Paesi terzi provenienti da Madrid e dalle altre città iberiche. Una situazione che trova conferma nelle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani. In questa fase il «rischio terrorismo» e «il rischio di immigrazione clandestina non possono essere sottovalutati» dice il titolare della Farnesina sottolineando, dunque, che il quadro attuale «non può portare a cambiare la decisione sulla sospensione di Schengen nei confronti di aerei e navi provenienti dalla Spagna». E solo quando la situazione «sarà tornata alla normalità - aggiunge Tajani - siamo pronti a ripristinare la situazione precedente». Dunque a revocare la sospensione di Schengen.

L’intelligence

Il dossier degli 007 arrivato sul tavolo di palazzo Chigi si basa sostanzialmente sull'attività di analisi svolta in questi ultimi giorni dagli omologhi del Centro Nacional de Inteligencia (Cni), che alla luce di quanto avvenuto il 31 luglio scorso stanno proseguendo in un «monitoraggio capillare» dei canali social e delle reti di messaggistica criptata come WhatsApp e Telegram oltre che dei sistemi «più raffinati» di comunicazione come Signal. E sono loro ad indicare che dietro la nuova ondata migratoria potrebbero schermarsi anche cellule terroristiche di matrice islamista o singoli lupi solitari. I servizi dunque starebbero monitorando il passaparola in vista del nuovo esodo. Nelle chat private di WhatsApp condivise dai gruppi Facebook monitorati si legge: «Colpiamoli il giorno 10 e non l'11. Ci sono manifestazioni per il giorno 9». Secondo il rapporto, la mobilitazione sarebbe alimentata da utenti TikTok che inviano link WhatsApp a gruppi Facebook, con numeri telefonici provenienti anche da Usa, Egitto, Algeria, Tunisia, Libia e Senegal. Per l'intelligence ci sarebbe «una regia» che però per il momento non sarebbe attribuibile ad un attore specifico. I gruppi sarebbero inoltre utilizzati da «trafficanti di esseri umani». Il dossier degli 007 segnala il rischio che le retrovie di Ceuta, in territorio marocchino, possa diventare un centro di «radicalizzazione e reclutamento jihadista».

La linea di Berlino

Intanto, la crisi di Ceuta sembra aver riaperto il vaso di Pandora sul dossier immigrazione. Nel nuovo Patto sulla migrazione entrato in vigore lo scorso 12 giugno non si parla solo di frontiere esterne e hub nei Paesi terzi. Viene disciplinata, in maniera più rigorosa, la questione dei movimenti secondari. «Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo, e Berlino si aspetta che vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l'Italia e la Grecia», ha spiegato un portavoce del ministero dell'Interno tedesco.

«Dublinanti azzerati»

L'Italia, tuttavia, «considera azzerati tutti i presunti “dublinanti” arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto sulle migrazioni. Inoltre, è ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri Paesi» poiché «è passato ancora poco tempo per poterlo accertare», è la tesi fatta trapelare dal Viminale. Di certo c'è che in una valutazione dello scorso 15 luglio la Commissione constatava che Roma, dall'entrata in vigore del Patto sulla migrazione il 12 giugno, non aveva ancora attuato le norme sul rientro dei “dublinanti”, ovvero dei migranti che, una volta sbarcati in Italia, si erano mossi verso un altro Paese membro Ue. Durante le prime settimane di applicazione del regolamento Ue sulla gestione dell'asilo e della migrazione (Ammr), ovvero tra il 12 giugno e il 7 luglio, 8 Stati membri hanno comunicato alla Commissione informazioni relative alla presentazione di richieste di presa in custodia di migranti: «Sono stati richiesti 12 trasferimenti all'Italia ma questa li ha respinti», spiegava la Commissione nel documento. La partita a scacchi sulla migrazione, insomma, per la premier rischia di complicarsi.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI