È già scontro tra schieramenti. Truzzu (FdI): «Ostinazione incomprensibile». Li Gioi (M5S): «Stop all’iter, se serve»

Aeroporti, sul voto i fari della Corte dei Conti 

In Consiglio regionale approda lo stanziamento di 30 milioni per la fusione degli scali sardi 

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Più che un voto, sembra una sfida. Prima di tutto alla Corte dei Conti. A un mese dalla requisitoria della procuratrice generale Valeria Motzo, che sulla fusione degli aeroporti il 10 luglio ha sottolineato «la sussistenza di aspetti allo stato ancora poco chiari», il Campo largo ha deciso di tirare dritto. E oggi, sul Dl 203/A, la variazione di bilancio voluta dalla Giunta, è atteso il via libera all’articolo 4, quello che sulla privatizzazione degli scali sardi stanzia 30 milioni perché la Regione arrivi al 9,25% nella futura holding della gestione unica. Il pacchetto di maggioranza, quindi il controllo, andrebbe col 50,25% a F2i Ligantia, il fondo di investimento che vuole fare suo pure il Mameli di Cagliari, aggiungendolo all’Aga Khan di Olbia e al Riviera di Corallo ad Alghero. La seduta inizia alle 15.

La requisitoria

È dal 2023 che la Corte dei Conti, Sezione Controllo della Sardegna, boccia l’operazione, un colpaccio concordato da F2I con la Camera di commercio di Cagliari e Oristano, attuale gestore del Mameli attraverso il 94,45% detenuto in Sogaer. A tre anni fa risale infatti il primo parere negativo della magistratura contabile, con la deliberazione numero 100 che la stessa procuratrice ha citato a luglio. Anche perché «gli aspetti poco chiari caratterizzano l’intera operazione», ha sottolineato Motzo. La privatizzazione è prevista in due passaggi: prima la cessione dello scalo del capoluogo, poi la costituzione della holding. Il tutto senza gara, ciò che per i giudici contabili, ma anche secondo l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, rappresenta una violazione del Tusp, il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica in cui rientrano le Camere di commercio. Le quali sono pure vincolate ad azioni di carattere territoriale: vuol dire che per l’ente di Cagliari e Oristano gestire gli scali di Olbia e Alghero non sarebbe «strettamente riferibile all’utilità e agli interessi radicati nell’area di competenza».

Quadro politico

Al Campo largo tutto questo non basta. «L’ostinazione con cui la Giunta Todde porta avanti l’ingresso nella compagine societaria degli aeroporti – dice Paolo Truzzu, capogruppo di FdI – è politicamente e finanziariamente incomprensibile». È scritto nel Term Sheet, l’accordo preliminare approvato dalla Giunta a marzo, che l’operazione può essere conclusa anche senza il parere positivo della Corte, se solo «le parti» decidessero di andare avanti. Un punto, questo, su cui Roberto Li Gioi, presidente M5S della commissione Trasporti, prova a rassicurare: «La presidente ha più volte ribadito che, qualora ci fosse contrarietà da parte di Enac o Corte dei Conti, l'iter si sospenderebbe in vista di nuove valutazioni». Che, però, non significa far saltare il tavolo. «Il Campo largo – continua Truzzu – anziché favorire il controllo pubblico di un asset strategico per l’Isola, spende 30 milioni dei sardi per acquistare il 10% di quote di una holding privata, in cui la Regione potrà al massimo aspirare al ruolo di maggiordomo. Eppure la stessa bozza del Piano nazionale aeroporti specifica che l’integrazione degli scali non deve necessariamente avvenire tramite fusioni societarie».

Questione giudiziaria

L’operazione sarda è diventata a luglio ricorso straordinario al presidente della Repubblica. L’azione legale si è aggiunta all’opposizione del 2023 davanti al Tribunale di Cagliari, quando la Regione, allora a guida centrodestra, chiese alla Sezione imprese di fermare il riconoscimento della Nsa, la Nord Sardegna Aeroporti, con cui F2I Ligantia ipotecava la propria infungibilità per via societaria diventando il solo gestore a controllare nell’Isola due scali su tre. Il Tribunale accolse il ricorso, con l’intento dichiarato di non «ledere definitivamente l’interesse» della Regione e di permettere «una più ampia valutazione della vicenda». Se oggi l’aeroporto di Cagliari è ancora in mano pubblica e la fusione non compiuta, è proprio grazie a quell’opposizione del 2023. Un giudizio tuttora aperto, come accesi restano i fari della Corte. Anche sui 170mila euro spesi dalla Giunta Todde per una consulenza sulla fusione, un affidamento che bocciava l’operazione perché priva di «interesse pubblico». Ma quei soldi hanno prodotto «immediati effetti sul bilancio 2025», ha ricordato Motzo.

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