Il lutto.

Addio a Cencelli, padre del manuale della lottizzazione 

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Si chiamava Massimiliano, ma il suo nome di battesimo non era molto noto al grande pubblico. Invece il cognome era famoso: Cencelli. Era l’uomo che aveva ideato il sistema per assegnare ruoli politici e governativi a partiti o correnti in proporzione al loro peso. Un metodo entrato anche nel linguaggio politico: il Manuale Cencelli, appunto. Ancora oggi, a distanza di decenni, è citato persino nei testi universitari e a ogni inizio legislatura, quando si devono distribuire gli incarichi.

Massimiliano Cencelli è morto a Roma, a 90 anni. Funzionario della Democrazia cristiana degli anni ’60, nel 2021 fu lui stesso a svelare all'Ansa come nacque il suo manuale. «Al congresso della Dc del 1967 Taviani mi disse: fai la corrente dei “tavianei”. Le correnti si riunivano per le nomine dei ministri e dei sottosegretari e io buttai lì una battuta: se consideriamo la Dc una società per azioni, noi tavianei abbiamo l'11% e quindi abbiamo diritto all'11% delle cariche. Taviani rispose: allora comincia a fare i conti. Ecco come è nato il manuale Cencelli». Così Taviani mantenne il ministero dell'Interno, Gaspari fu sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa e così via. «La cosa divenne di pubblico dominio - ricordò ancora - perché durante le crisi di governo, ai giornalisti che volevano anticipazioni, i colleghi rispondevano: chiedetelo a Cencelli».

Cencelli rivendicava con orgoglio la paternità del manuale. Anche quando fu formato il governo Draghi: «Per i sottosegretari l’ha adoperato al 100%». Nel 2022, però, sembrò stufarsi di essere chiamato in causa ad ogni inizio legislatura. Quando Meloni stava facendo il governo e il suo metodo rifece capolino nelle cronache parlamentari, ammise: «Per vanità dovrei essere contento che il mio nome continui a girare, però adesso basta. La piantassero e iniziassero a ragionare in altri termini, gli italiani non riescono a fare la spesa, a pagare le bollette. Non stanno a pensare a chi ha più ministri e sottosegretari».

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