Missione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Beirut per esprimere vicinanza ai militari italiani impegnati con l'Onu in Libano. Dopo gli attacchi israeliani ai convogli Unifil a guida italiana, compresi quelli della Brigata Sassari, serviva un segnale da Roma. Il vicepremier è atterrato in mattinata ieri: «Sono venuto qui a portare la solidarietà italiana non soltanto formale. Sono già arrivati aiuti per 10 milioni, ho parlato anche con la Fao che è pronta a inviare altri aiuti alla popolazione civile». Tajani sottolinea che il nostro Paese «intende svolgere un ruolo di portatrice di pace e di dialogo, sperando che gli incontri di Washington possano portare a soluzioni».
La visita
Nella giornata libanese il responsabile della Farnesina incontra il presidente, Joseph Aoun, e il suo omologo, Youssef Rajii, ai quali esprime «la vicinanza dell’Italia», aggiungendo che Roma «è pronta anche a ospitare un futuro negoziato tra Israele e Libano per arrivare ad una situazione di stabilità e di pace». Allo stesso tempo «sosteniamo il dialogo fra Stati Uniti e Iran affinché anche in Iran si possa arrivare a una soluzione di pace. Ci auguriamo che possa riprendere il prima possibile quello a Islamabad perché si possa evitare un peggioramento della situazione».
La vicinanza
Lo scopo principale è quello di non far sentire soli i nostri militari, «che stanno svolgendo un ruolo importantissimo – sottolinea il vicepresidente del Consiglio -. Ne abbiamo parlato anche con il ministro degli Affari Esteri di Israele, Gideon Sa'ar, raccomandando la garanzia di incolumità per i nostri militari». Anche ieri, infatti, un carro armato dell'Idf hanno speronato veicoli italiani in forza alla missione Onu nel sud-ovest del Libano. Con Tel Aviv, però, ci sono anche altre questioni da risolvere, visto che, secondo quanto si è appreso da fonti informate, l'ambasciatore d'Italia, Luca Ferrari, è stato convocato dal ministero degli Esteri israeliano dopo le dichiarazioni di Tajani, che ha definito inaccettabili i bombardamenti di Tel Aviv sulla popolazione civile in Libano.
Il ministro, intanto, porta il sostegno del governo ai militari: «Siamo fieri di voi, contiamo su di voi, siete parte integrante della nostra politica estera, perché senza battere bandiera non si fa politica estera e senza le forze armate non si fa politica estera», dice in videocollegamento.
«Vivete una stagione difficile - osserva -, l'Italia vuole essere protagonista e anche in politica estera siamo tornati ad essere protagonisti. Per questo è importante il ruolo anche che le forze armate svolgono dal Libano, al Niger, ai Balcani, in Africa, ovunque c'è un militare italiano c'è l'Italia ed è uno strumento di politica estera. Sappiate che non siete isolati. Io sono venuto qua a portarvi la solidarietà per gli attacchi che ci sono stati. Vi seguiamo 24 ore su 24 – conclude Tajani -, sappiamo i sacrifici che voi fate, sappiamo cosa significa stare lontani dalle famiglie, sappiamo cosa significa per ogni famiglia leggere che c'è stata un'esplosione, sappiamo cosa significa non poter passare il Natale o la Pasqua con i propri familiari e magari non vedere nascere i propri figli, non partecipare al battesimo, alla Prima Comunione». Infine un passaggio sulle retribuzioni «che ahimè non sono sempre all’altezza delle responsabilità che avete».
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