A Gerusalemme sono le 17,45 circa. Nei pressi del Cenacolo una suora cammina lungo una via pedonale. Il passo è svelto ma la donna sembra tranquilla. Poi sulla scena irrompe un uomo, che di corsa si avvicina da dietro alla religiosa e la spinge violentemente al suolo, a due mani, facendola cadere contro un blocchetto di cemento. A quel punto l’aggressore fa per allontanarsi, a piedi, senza fretta. Ma poi di scatto si volta, torna verso la sua vittima, rimasta dolorante a terra, le sferra un forte calcio a una gamba mentre pare gridarle qualcosa. Poi comincia una colluttazione con un passante, apparentemente accorso per fermarlo.
Il 36enne in cella
È sempre più forte l’ondata di indignazione per questa brutale aggressione, subita martedì da una suora 48enne di nazionalità francese. A maggior ragione da quando le immagini di una telecamera di sorveglianza che l’hanno ripresa, rilasciate dalla polizia israeliana, hanno fatto il giro del web. La religiosa ne è uscita senza conseguenze fisiche troppo gravi, al di là di una forte contusione alla testa, ma anche «fortemente traumatizzata», come spiega il domenicano padre Olivier Poquillon, direttore della Scuola Biblica e Archeologica di Gerusalemme presso cui è ricercatrice. E da diverse capitali, tra cui Parigi, Roma e Madrid, si levano messaggi d’allarme circa gli episodi di «crescente ostilità» nei confronti dei cristiani in Medio Oriente. Mercoledì la polizia israeliana ha annunciato di aver arrestato la sera prima un 36enne dall’identità non precisata con l’accusa di «aggressione motivata da razzismo». Mentre il ministero degli Esteri israeliano, nel far sapere che «è stata aperta un’indagine» e che il sospettato «rimane in custodia cautelare», ha garantito «massimo impegno per salvaguardare la libertà di religione e di culto» nel Paese, fondato su «valori di rispetto e convivenza». Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, si è detto preoccupato per episodi ostili in aumento «nei confronti della comunità cristiana in Israele, a Gaza, in Cisgiordania e nel Sud del Libano» e ha chiesto «al governo israeliano di garantire la libertà religiosa». Il suo omologo francese Jean-Noël Barrot, oltre a esprimere «sostegno» alla religiosa, ha invocato una «sanzione esemplare» per l’aggressore. L’aumento dell’ostilità verso i cristiani è confermato da monsignor William Shomali, vicario generale del Patriarcato Latino, secondo cui il fenomeno è «frutto dell’azione di un piccolo gruppo ideologico pieno d’odio», animato da «razzismo religioso e un’educazione impropria».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
