Ci sono persone alle quali daresti retta qualunque cosa dicessero, soltanto per il modo in cui lo dicono. L’accento emiliano di Alex Zanardi o anche la cantilena sudamericana di Julio Velasco hanno un potere seduttivo nell’ascoltatore. Anche perché i contenuto sono solidi, grondano saggezza. Zanardi non era solo un fuoriclasse: era carismatico, era empatico. Se smettevi di ascoltarlo per quindici secondi eri sicuro di perderti una lezione. Per questo sei anni fa, il giorno dell’incidente in Toscana, ci siamo sentiti perduti e il mondo ha dovuto imparare qualcosa che credeva non possibile: sopravvivere senza la sua presenza.
Invece dovrà essere possibile perché Alex Zanardi ci consegna un mondo che, grazie a lui, è migliore di quello che ha trovato. Ci lascia tre libri, le puntate di “Sfide” (Rai), le interviste, docufilm, video. Chi vorrà risentire le sue parole potrà farlo ancora. Ma ciò che ci lascia è soprattutto l’esempio, la lezione di vita. Anzi, di tre vite.
La prima, da pilota anche di Formula 1 e soprattutto formula Cart, non l’ha chiusa al Lausitzring nel 2001, ma due anni dopo, quando è tornato sulla pista maledetta per finire simbolicamente quella gara, completando su una vettura modificata gli ultimi 13 giri. La seconda, da atleta paralimpico di atletica (l’oschirese Giovanni Achenza ricorda ancora quando lo precedette nella Maratona di Roma), medagliato di ciclismo (handbike) alle olimpiadi, e paratriatleta capace di disputare anche gli Ironman e completarli in meno di nove ore! In quella veste era stato in Sardegna, nel 2018, al triathlon del Forte Village: l’incontro con Marco Sebis, atleta di San Gavino capace di disputare l’Ironman dopo la diagnosi di SLA e diabete, è qualcosa che non può essere dimenticato. Infine, sei anni fa, dopo lo scontro tra la sua handbike e un tir, era entrato nella terza vita, quella del dolore, della pazienza e della sopportazione. Protetto dalla discrezione e dall’amore della famiglia, aveva intrapreso, tra cure e ricoveri, l’ultima “frazione”, conclusa venerdì. L’ultima, lunga, silenziosa lezione a tutti noi.
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