Il lutto.

Alex Zanardi, il lungo addio a una leggenda 

Il campione che vinse due volte è morto a Padova: ha saputo ispirare il mondo con la sua resilienza 

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Alex Zanardi se n'è andato nella sera del primo maggio, in una data che lo lega per sempre nel destino a un altro - indimenticabile - campione come Ayrton Senna. Se n'è andato a Padova, nella struttura in cui da molto tempo era ormai costretto: dopo il secondo incidente, avvenuto nel 2020 nel Senese, non era più riuscito a riprendersi. Eppure, il suo ricordo sarà per sempre legato a come, la morte, era riuscito a sconfiggerla, riconquistando la vita con coraggio, determinazione e anche con gioia, dopo il brutale impatto a oltre 300 all'ora che, nel settembre 2001, lo aveva privato delle gambe. L'immagine che gli sopravviverà sarà quella dell'arrivo delle Olimpiadi di Londra, così genuina e allo stesso tempo così perfetta dal punto di vista della comunicazione, ben oltre l'idea della “semplice” resilienza. In un attillato body da cronometro, Zanardi gonfiava i muscoli di entrambe le braccia, tenendo in alto, con una di queste, la futuristica handbike su cui aveva appena vinto l'oro; allo stesso tempo, seduto sull'asfalto fuori dal suo mezzo, esibiva e quasi rivendicava l'assenza degli arti inferiori.

Una rivoluzione, perché sovvertiva la narrazione della disabilità: era un uomo in trionfo, oltre ogni umana pietà. Un eroe che metteva in mostra un corpo tirato a lucido, splendente ancorché non più integro. «È disabile chi ha poca stima di sé», aveva detto una volta. Era un credo a cui credeva davvero, fino in fondo.

Il sorpasso

Del resto, la vita lo aveva già abituato a tirare fuori il meglio da quello che aveva, a reinventarsi nelle difficoltà, anche prima dell'incidente che avrebbe cambiato tutto. In Formula 1 aveva trovato la strada chiusa, tra monoposto poco all'altezza e poca fortuna: l'aveva dribblata allora, o meglio, superata, trasferendosi nella terra dove aveva messo a segno il suo sorpasso più memorabile, andando oltre i limiti al “cavatappi”, sulla pista di Laguna Seca. Negli Stati Uniti il successo era arrivato subito: due vittorie consecutive nel Cart, il massimo campionato a stelle e strisce, nel 1997 e nel 1998, e una notorietà che lo aveva portato a essere ospite di Dave Letterman e a mettere la sua faccia sulle scatole dei cornflakes.

La svolta

Il 15 settembre 2001, poi, gli istanti che gli avrebbero cambiato per sempre la traiettoria dell'esistenza. In Germania, dopo un tremendo incidente in cui la sua monoposto era stata tranciata in due, aveva rischiato di morire dissanguato, ma dopo innumerevoli interventi e sette arresti cardiaci l'aveva scampata, pur perdendo le gambe. E, stavolta, ancora di più, aveva ridisegnato i suoi limiti. Scoperta l'handbike, ne sarebbe divenuto simbolo, imponendo con la sua energia contagiosa un nuovo status a tutte le discipline paralimpiche. Andando oltre alle sue 6 medaglie a cinque cerchi (4 ori e due argenti) e alle 10 mondiali (8 ori e 2 argenti).

Narratore

Lo sport lo aveva anche raccontato in tv, a “Sfide”, con «una velocità di pensiero rara, tipica dei campioni, e una capacità immediata di cogliere il senso delle cose, perché oltre allo sport amava la vita come nessuno», come ricorda la mente del programma, Simona Ercolani. Per questo, a rendergli omaggio, non può che esserci tutta Italia, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «È stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport e oltre lo sport», ha scritto il capo dello Stato, «amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo». Una qualità che sottolinea anche Bebe Vio, a cui adesso Zanardi lascia in parte il testimone della sua eredità: «Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto. È stato un onore e un grande privilegio averti avuto come tutor sportivo e di vita». I messaggi per lui piovono infiniti in questo primo sabato di maggio, da Gianni Morandi alle istituzioni, dai titoli dei giornali esteri agli ex colleghi. Andandoli a distillare, però, il succo che ne esce è sempre lo stesso: un inno all'esistenza, vissuta nella sua forma più piena e più pura, provando a non cedere mai di un metro di fronte alle difficoltà.

L’ultimo saluto

Ieri c’erano la bandiere a mezz'asta a Noventa Padovana, dove da vant’anni Alex Zanardi viveva e dove è morto venerdì sera a 59 anni. Nel pomeriggio, davanti alla villa dell'ex campione in via Alcide De Gasperi, nessun viavai, né fiori lasciati sul cancello. Dentro la villetta ci sono la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che saluteranno il loro marito e papà martedì mattina alle 11 nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, a Padova. Per quel giorno, il sindaco Marcello Bano ha proclamato il lutto cittadino. Non è prevista camera ardente.

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