L’iniziativa

L’eredità che unisce un’intera comunità nel segno dell’arte 

La visione “infinita” di Maria Lai nel documentario di Paola Pilia 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Inviato

Ulassai. L’arte va alimentata, così come gli stimoli per la comunità. E mentre la politica di un piccolo centro dell’Ogliastra, alla fine degli anni Settanta, si divideva nel perenne dibattito della prima Repubblica tra comunisti e democristiani, tra filosovietici e terzomondisti da una parte ed europeisti e cattolici liberali dall’altra, Maria Lai pensava in grande, con il suo sguardo visionario aspirava dal «finito all’infinito», e univa la montagna alle umili case e ai vicoli in cui era cresciuta. Un nastro azzurro fece il miracolo, quei maestosi tacchi terra di caprari e simbolo, fino a quel momento, di povertà, diventarono una ricchezza perché avvicinati al centro urbano. Il messaggio era chiaro: non solo allevamento, fatica e sussistenza, ma cultura, arte e bellezza cibano e pacificano.

Il ritorno

Il videopodcast “Il nastro celeste”, ideato e curato dalla direttrice di Tcs Paola Pilia e prodotto dal gruppo L’Unione Sarda (presto sarà sottotitolato anche in inglese), ieri è ripartito da casa, da Ulassai, dal Camuc, parte di quel fortunato esperimento museale che si divide tra il centro e la Stazione dell’arte. Un ritorno dirompente. È riaffiorato dall’oblio tanto del dono di Maria Lai alla sua comunità ma, a differenza di qualsiasi altro luogo e presentazione, l’incontro di ieri ha mostrato una fibrillazione che solo nella comunità ulassese poteva avere. Ciò che allora non fu capito nei momenti iniziali, quella performance, esempio di arte relazionale, ha ricordato Romano Cannas, giornalista ed ex responsabile della sede Rai di Cagliari, venne compreso quando, un anno dopo, a Ulassai arrivò il critico d’arte Ettore Consolazione e quando anche il Pci, attraverso il dirigente Filiberto Menna, si accorse della grandezza di ciò che era stato fatto.

La pacificazione

Episodi che nel podcast, con la bellissima musica originale di Andrea Lai e Matteo Gallus (ieri per la prima volta eseguita dal vivo), vengono messi in fila, in un percorso a ritroso che si insinua nella figura di «una donna piccola piccola ma che apre tutte le porte», fino ad analizzare i piccoli gesti quotidiani dell’artista, il confronto costante con la comunità e soprattutto a metterne in evidenza la sua eredità, oggi più che mai viva in un centro che vive di luce grazie a fili, scritture immaginarie, presepi di pietra di fiume e caprette che sono diventate un marchio di design. La pacificazione tra Pci e Dc di allora, ieri al Camuc rappresentati da chi ricoprì il ruolo di segretario della sezione del partito di Berlinguer, Antonio Lai, e dall’ex sindaco democristiano, Antioco Podda, oggi trova conferma nel patto dell’albero di ciliegio, dove i due si ritrovano a discutere in campagna. La differente visione sul da farsi per far crescere un paese che pativa la fame, trova una conciliazione nelle scelte coraggiose messe in campo per riscattare dal pascolo brado l’antica stazione dell’arte e soprattutto per dare “filo” a Maria Lai e rendere il suo paese una comunità in cui il genio espresso da quelle piccole mani sapienti ha trasformato il mondo in un’opera d’arte permanente. «Ancora oggi abbiamo bisogno di storie e questo ce lo ha insegnato Maria Lai», ha detto Claudia Contu, della Fondazione Stazione dell’Arte diretta da Marco Peri (chi non lo ha ancora fatto deve seguire una visita guidata con lei perché vale più di tante lezioni universitarie).

Quell’operazione di restituzione di memoria e di cambio di passo della comunità è il valore aggiunto del videopodcast presentato ieri a Ulassai e nel quale il gruppo L’Unione Sarda ha creduto fin dal primo momento. «Nel vedere il lavoro di Paola Pilia, di cui la comunità deve essere orgogliosa, ho pensato a una eco che rimbomba, mi sono sentito di Ulassai e partecipe di dinamiche sociali: in ogni luogo c’è qualcuno che rimette a posto le cose e Maria Lai lo ha fatto», ha detto il direttore editoriale Lorenzo Paolini. Ora, resta il peso del suo lascito: agire responsabilmente per unire la comunità. E l’aver messo d’accordo comunisti e democristiani, e anche parroco e vescovo sulla Via Crucis donata alla parrocchia del paese, è un miracolo che dura nel tempo. Nel segno di Maria.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi